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Pera nella memoria dei Genovesi: notizie e tradizioni (gli oggetti sacri pervenuti dopo la conquista di Costantinopoli)

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Umanistiche

Autore: Almiro Ramberti Contatta »

Composta da 84 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 43 click dal 11/05/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Almiro Ramberti

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10 San Francesco scrive che a Costantinopoli, oltre alla scempio generale, “tucte le chiexie furono rubate, violate et vituperate et fatone stalle.” 15 Pur se a causa del mancato aiuto militare la sorte della città sembrava essere segnata già da tempo, in Occidente il clamore per la caduta e la fine dell’Impero ha stupita e immensa eco: erano oltre cent’anni che l’isolata Costantinopoli riusciva miracolosamente a sopravvivere alle sempre rinnovate pressioni dei Turchi e sembrava impossibile che il millenario baluardo dovesse mai cadere. La cerchia degli umanisti contemporanei dà voce allo sconcerto e alla preoccupazione dilagante. E si moltiplicano così le composizioni letterarie, in latino e in greco, di Lamenti e Monodie sulla caduta di Costantinopoli, di Prediche e di Grida contro i T urchi: non mancano catastrofiche predizioni sulla conquista dell’Italia dopo quella di Costantinopoli, così come diventano comuni le suppliche rivolte ai papi - a Nicolò V prima, a Pio II poi - e le invocazioni dirette a re, imperatori, principi e repubbliche della cristianità nonché le canzoni popolari e i poemetti indirizzati ai cristiani, tutti tesi ad esortare la presa delle armi contro il Turco. 16 1.3. La dedizione di Pera e la fine delle colonie genovesi del Levante Nel chiuso delle loro mura i cittadini di Pera assistono annichiliti al drammatico epilogo che ha luogo sull’altra sponda del Corno d’Oro: i pochi che possono tentano la fuga via mare mentre la maggioranza rimane angosciata nel timore di una strage che temono solo rinviata. La pietà umana è calpestata, avvengono episodi inquietanti. Il medico veneziano Nicolò Barbaro, giunto in commissione presso il podestà di Pera a chiedere asilo per i connazionali superstiti, si vede opporre un netto rifiuto: non stupisce se, per questo ed altri episodi poco chiari avvenuti nel corso della difesa di Costantinopoli, il Barbaro non si fa scrupolo ad appellare i “Zenovexi de Pera” come “nemigi de la fede cristiana” e “cani traditori”. 17 Pur se al riparo di una validissima cinta muraria, a Pera ci si rende perfettamente conto che la piccola città è indifendibile di fronte allo strapotere numerico e all’artiglieria turca: qualsiasi irrigidimento non porterebbe ad altro se non un bagno di sangue. 15) Anonimo frate dell’Osservanza di San Francesco, Relazione sulla presa di Costantinopoli, in: Pertusi, Testi inediti e poco noti, op.cit., p. 26. 16) Pertusi, Testi inediti e poco noti, op. cit., pp. 243-357. 17) Nicolò Barbaro, Giornale dell’assedio di Costantinopoli, in: Pertusi, La caduta di Costntinopoli, I, Le testimonianze dei contemporanei, op. cit., p. 19.
Estratto dalla tesi: Pera nella memoria dei Genovesi: notizie e tradizioni (gli oggetti sacri pervenuti dopo la conquista di Costantinopoli)