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Da emigrante ad internato

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Umanistiche

Autore: Laura Isola Contatta »

Composta da 74 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 29 click dal 11/05/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Laura Isola

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11 necessitavano di forza lavoro, soprattutto da impiegare nel settore agricolo, da qui la decisione di utilizzare i prigionieri e non restituirli al governo italiano. 1.3.1 Lo status dei prigionieri Fu uno scambio a tutti gli effetti, l’Italia divenne cobelligerante e gli italiani in mano agli alleati continuarono ad essere utilizzati senza cambiare il loro status giuridico di prigionieri di guerra , quindi protetti dalla convenzione di Ginevra. Le strade del governo americano e di quello britannico nel trattamento dei prigionieri di guerra ad un certo punto si diversificarono data la rigidità degli inglesi che non volevano cambiare il proprio atteggiamento anche dopo la cobelligeranza. Gli statunitensi intendevano retribuire gli italiani più degli inglesi, creando problemi soprattutto in Italia dove i prigionieri venivano gestiti unitamente. Venne concesso di eliminare la scritta P.O.W. dalle divise, rimanendo i divieti di circolare nelle città, e il controllo della corrispondenza. Il volontariato fu usato come criterio di impiego di questo personale e i lavoratori che non rendevano a sufficienza dovevano essere nuovamente considerati prigionieri. 35 Come abbiamo visto, gli alleati intendevano utilizzare i prigionieri come forza lavoro, in contrasto con la convenzione di Ginevra che stabiliva che i prigionieri di guerra erano tenuti unicamente a lavori per il proprio mantenimento e quello dei campi di prigionia. A questo proposito, per aggirare le norme della Convenzione si chiese il consenso per questo tipo di utilizzo al governo italiano. Il generale Eisenhower, il 9 ottobre del 1943, fece richiesta formale al governo italiano per l’ utilizzo dei prigionieri italiani in Nord Africa in lavori connessi allo sforzo bellico. Badoglio, probabilmente memore degli accordi orali non mantenuti dagli alleati, diede il proprio consenso solo in forma orale l’11 ottobre 1943 giunse ai prigionieri un messaggio di Badoglio in cui spiegava le motivazioni di questa decisione. L’ampliamento dell’ utilizzo dei prigionieri anche in India ed Australia, però, necessitava di un accordo scritto, accordo che li avrebbe trasformati in semplici lavoratori privandoli delle tutele dovute ai prigionieri di guerra. Badoglio rifiutò di firmare, così essendo l’ Italia riconosciuta come cobelligerante la situazione dei prigionieri italiani divenne ambigua. Gli alleati con uno scambio di lettere, ritennero sufficiente l’ assenso orale di Badoglio dell’ 11 ottobre e ne estesero l’ applicabilità fuori dalla Sicilia e dal Nord Africa. Dopo scambi di vari progetti elaborati da entrambe i contendenti e mai accolti, gli alleati decisero che lo status di prigionieri sarebbe rimasto tale autorizzando il quartier generale a continuare ad utilizzarli in mansioni belliche contro la Germania escluso il combattimento effettivo. 36 35 Ibidem, pag. 96-101 36 F.Conti, I prigionieri di guerra italiani , 1940-1945, Bologna, il Mulino, 1986, pag. 76
Estratto dalla tesi: Da emigrante ad internato