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Amore ed Eros tra kāvya ed epigrammi: visioni e incanti in India e in Grecia

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Emiliano Sciuba Contatta »

Composta da 94 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 41 click dal 17/05/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Emiliano Sciuba

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persino all’interno di alcuni inni dei sacri Veda, là dove si invocano, con accenti di viva voluttà, divinità femminili, si allude ad amori divini o si raccolgono magie e incantesimi d’amore, spesso destinati alle donne, che si presume fossero utilizzati per conquistare la persona amata, per allontanare un/una rivale, o per avere figli» 14 . La tradizione presenta comunque una lacuna di circa due secoli nel periodo in cui la letteratura d’arte più chiaramente si è organizzata (le prime opere kāvya dovettero essere composte nel III secolo a.C.) – passiamo, perciò, da esperimenti isolati (come i Canti dei monaci e delle monache) a opere compiute ed estese, che testimoniano un kāvya già maturo: come se dalla Bibbia si passasse diretti a Guido Guinizelli… Due uniche certezze 15 : in primis evidentemente la recisione del cordone ombelicale con tutti i temi e gli stilemi della antecedente tradizione vedica. Le prove più esemplari del radicale mutamento avvenuto (processo senza dubbio catalizzato da motivi e forme popolari per cui alcune sue caratteristiche sembrano risalire ad ambienti sociali molteplici) sono costituite dalla finalità profana del kāvya rispetto a quella religiosa dei Veda, dal cambiamento radicale dei metri e dell’immaginario vedico 16 , sostituito con quello peculiare del kāvya (beninteso: il kāvya è e rimane laico anche quando, sovente nei mahākāvya, tratta di temi mitologici– il fine non è dottrinale o cultuale bensì puramente estetico, nella misura in cui giochi letterari sono pure gli inni callimachei; nel kāvya può risaltare anche una vena nettamente satirica 17 , sebbene non davvero scoptica sulla scia dello scomma 14 D. Rossella, Passioni dall’India. Un’antologia, Dedizioni Pisa 2008 pg.11 , giusto a titolo d’esempio, i seguenti inni: RV X.10, I.121, IV.51; A V II.30, III.18, III.25, IV.5, VI.8, VII.36… 15 G. Boccali, S. Piano, S. Sani, Op. cit., 2000 pg.405 e ss. 16 La tradizione vedica era legata strettamente alle cerchie sacerdotali brahmaniche che, depositarie della Verità, tale poiché “udita”, occupavano il vertice della gerarchia sociale indiana con l’aiuto dell’ordine guerriero degli kṣatriya, a loro volta oggetto-soggetto del potere in quanto mantenitori del potere sacerdotale ma da questo autorizzati. L’immaginario degli inni ṛgvedici era perciò legato in special modo al mondo eroico, mentre l’immaginario kāvya veicola immagini quotidiane di pace, intrise in larga parte dall’esperienza totalizzante dell’amore (anche, come s’è visto, spirituale). 17 Si pensi alla strofe 3 della Centuria di Amaruka (cosa importano gli dei quando si è in intimità a 12
Estratto dalla tesi: Amore ed Eros tra kāvya ed epigrammi: visioni e incanti in India e in Grecia