Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il lavoro nel XXI secolo

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Alexandru Pandelea Contatta »

Composta da 61 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 174 click dal 23/06/2017.

 

Consultata integralmente 2 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Alexandru Pandelea

Mostra/Nascondi contenuto.
«Il confronto più acceso, ha riguardato senza dubbio la questione del cambio e del consolidamento fiscale imposto dagli accordi di Maastricht, che ancora oggi divide politici ed economisti. Secondo alcune scuole di pensiero il problema dell’economia italiana è stato l’ingresso nell’unione monetaria, dato da una perdita della competitività e del disavanzo della nostra economia e da poca autonomia nell’usare strumenti della tradizione della politica economica. Le riforme del mercato del lavoro sono, invece, al centro di un secondo filone d’interpretazione. Anziché dare slancio al nostro sistema produttivo, tali interventi avrebbero determinato uno spostamento verso il fattore lavoro a discapito degli investimenti e dell’innovazione. Il declino economico dell’Italia sarebbe dunque da attribuire, paradossalmente, alle tante riforme di liberalizzazione del mercato del lavoro, compreso il comportamento particolare e miope delle nostre imprese, risultanti poco innovative. Le tesi appena citate mettono il dubbio sulle scelte della politica economica del paese in questo periodo; queste scelte sono considerate dalla dottrina prevalente funzionali ad un innalzamento delle potenzialità di crescita dell’Italia. Sulla globalizzazione e sulla rivoluzione ICT si concentra infine la terza interpretazione. Essa riconduce tutto ad alcuni limiti storici del modello italiano di sviluppo, imprese troppo piccole e poco capitalizzate e a strutture proprietarie prevalentemente familiari, concentrate in settori tradizionali ad alta intensità di lavoro. Per questo bisognerebbe dire che l’Italia è trovata spiazzata di fronte all’apertura dei mercati e all’avvento della rivoluzione digitale. Possiamo parlare di un lento e graduale arretramento del nostro Paese rispetto al resto delle economie più sviluppate. Questa è la tesi che prevale nelle analisi della Banca d’Italia e degli organismi internazionali, istituzioni per loro natura pro-euro e pro- liberalizzazioni. Nell’analisi del declino, il ruolo dell’industria è stato oggetto di speciale attenzione. La letteratura riconducibile alla seconda e alla terza scuola di pensiero tende ad imputare in primis alle imprese manifatturiere il calo della produttività aggregata, lamentando una scarsa reattività del nostro tessuto produttivo agli 11
Estratto dalla tesi: Il lavoro nel XXI secolo