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Il consumatore postmoderno e il marketing esperienziale. Il caso del tartufo.

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Marco Paoloni Contatta »

Composta da 47 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1030 click dal 30/06/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Marco Paoloni

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8 Stili alimentari prevalenti Nel contesto della postmodernità, il nuovo consumatore manifesta nuove importanti tendenze anche sotto il profilo alimentare (tab. 4). Diversi studi (Belletti e Marescotti, 1996; Censis-Coldiretti, 2010; Cersosimo, 2011) portano a sintetizzare tali tendenze nelle seguenti dinamiche:  ricerca di elevato contenuto di servizio time-saving;  destrutturazione dei pasti;  maggiore attenzione agli equilibri socio-ambientali;  ricerca del benessere soggettivo;  sviluppo di comportamenti contraddittori. Una prima tendenza riguarda la ricerca di prodotti e/o servizi gastronomici time-saving. La causa è da ricercarsi nel ritmo frenetico della vita quotidiana, nell’inserimento della donna nel mondo del lavoro (Peta, 2007), nel poco tempo libero a disposizione. Tutti fattori che portano il consumatore a preferire cibi più semplici, che richiedono un minor tempo di elaborazione culinaria (come prodotti lattiero-caseari e frutta, al posto di carne e pesce), ma anche a sostituire la preparazione domestica con i servizi della trasformazione industriale (prodotti di IV° e V° gamma) (Belletti e Marescotti, 1996). Sempre la mancanza di tempo, soprattutto nell’ambito della giornata lavorativa (dovuta alla distanza tra abitazione e luogo di lavoro, agli orari lavorativi allungati, ecc.), fa capo ad un altro importante fenomeno, la destrutturazione dei pasti, con la comparsa di break lunch e l’aumento di pasti e consumazioni fuori casa. Le ricerche enfatizzano la crescente popolarità di consumo di cibo fuori casa nel corso degli ultimi vent’anni. La spesa delle famiglie per consumi fuori casa nel 2014 ammonta a 74.666 milioni e costituisce circa il 35% del totale dei consumi alimentari. La crisi ha colpito fortemente i consumi domestici, segnando una flessione del 13% tra il 2007 e il 2014, costata al settore circa 19,4 miliardi di euro, mentre nello stesso periodo i consumi nei servizi di ristorazione si sono ridotti solo dell’1,7%, con una perdita di 1,2 miliardi di euro. Nel 2015, Il 77% degli italiani maggiorenni ha consumato pasti fuori casa, più o meno abitualmente, e in misura diversa (Fipe, 2015). Secondo i dati Ismea-ACNielsen, i consumi fuori casa riguardano principalmente la prima colazione, il pranzo legato ad impegni quotidiani di studio o di lavoro e la cena, mentre minore incidenza sembrano avere i pranzi conviviali e i break pomeridiani.
Estratto dalla tesi: Il consumatore postmoderno e il marketing esperienziale. Il caso del tartufo.