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Neanderthal: una specie scomparsa?

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze naturali ed ambientali

Autore: Cristiano Barbieri Contatta »

Composta da 60 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 40 click dal 07/07/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Cristiano Barbieri

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La paleoclimatologia e la paleogeografia sono strettamente relazionate con i processi evolutivi che riguardano le specie. La prima studia le variazioni climatologiche nel tempo, mentre la seconda esamina le variazioni delle forme e delle caratteristiche dei continenti e del paesaggio. Naturalmente, nell'insieme permettono di ricostruire la situazione e l'evoluzione dei paleoambienti, ad esempio fornendo indicazioni sull'estensione dei ghiacciai o sulla presenza/assenza di una pianura o di un mare. Quindi forniscono, in maniera indiretta, informazioni sulle variazioni degli areali delle specie (per semplice compatibilità specie/ambiente). Permettono inoltre di spiegare i cambiamenti nella diffusione delle specie/popolazioni (nel nostro caso neanderthaliane) nel tempo. A tal proposito sono importanti gli studi sugli isotopi dell'ossigeno, 16 O e 18 O, che forniscono indicazioni sulla durata e sull'entità dei periodi glaciali e interglaciali. 18 O è un isotopo con due neutroni in più, di conseguenza ha massa maggiore rispetto a 16 O. Questo ha ripercussioni sul normale ciclo dell'acqua, infatti l' 18 O tenderà ad evaporare con più difficoltà rispetto all' 16 O (più leggero). Poichè gli isotopi 16 O e 18 O sono stabili, il loro rapporto rimane costante su scala globale, ma 16 O tenderà a concentrarsi nelle masse glaciali che si formano per accumulo di precipitazioni nevose. Di conseguenza il rapporto 18 O/ 16 O tenderà a squilibrarsi nelle acque marine verso una composizione più ''pesante'' durante i periodi glaciali. Quindi si noteranno variazioni del rapporto nel tempo e tale rapporto avrà un valore più alto in mare durante i periodi freddi (glaciali) e più basso durante i periodi caldi (interglaciali), o più correttamente durante le fasi di maggiore e minore sviluppo delle masse glaciali. E' però necessario individuare la fonte di dati che permette di visualizzare l'andamento del rapporto del tempo. Solitamente vengono utilizzati i depositi biogenici marini, lontani dalla piattaforma continentale, caratterizzati da un alto contenuto calcareo. Questi depositi sono il frutto della deposizione post-mortem stratificata di gusci di foraminiferi sul fondale marino. I gusci contengono CaCO3, sintetizzata dai foraminiferi a partire da ossigeno presente nell'acqua marina, di conseguenza si può avere un'idea abbastanza precisa della variazione degli isotopi nel tempo, qualora si analizzi il rapporto 18 O/ 16 O nei gusci prelevati da carote campionate nei fondali oceanici (Boschian G., 2015b). Possono essere utilizzate altre fonti di dati come la stratificazione annuale del ghiaccio polare, dal quale è possibile anche ricostruire la composizione dell'atmosfera grazie alle bolle d'aria 22
Estratto dalla tesi: Neanderthal: una specie scomparsa?