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Shah Bano, Muslim Personal Law e Secolarismo: il caso di una donna musulmana nell'India degli anni '80

Estratto della Tesi di Elisabetta Campagni

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1968: 404). Tuttavia, continua lo storico, “per i Moghul non c'era veramente bisogno di istituire un unico sistema giuridico, dal momento che queste strutture locali garantivano ordine e pace in tutto il territorio e, un' eventuale imposizione forzata di metodi di legiferazione diversi avrebbe creato insurrezioni e disordini. La lontananza dal potere centrale permise di mantenere vive numerose pratiche locali. Oltre a questo esistevano già strutture locali, “consuetudinarie”, disposte a risolvere le dispute a vari livelli (tra le caste, lignaggi, etc...). La legge sharaitica era amministrata soprattutto in ambienti urbani (dove erano presenti sia le corti Mughul e che la maggiorparte della popolazione musulmana), e attraverso di essa ci si occupava generalmente di questioni che riguardavano personaggi di alto rango. “Tuttavia, perfino all'interno delle corti, le punizione che l'Islam prescriveva non erano nè considerate obbligatorie nè applicate regolarmente” 3 : infatti, anche in questi casi il giudice tendeva a considerare diversi fattori, a consultare opinioni di diversi giuristi, guardando al fiqh hanafita solamente come una fonte di “moral reference” (Giunchi 2010 :1122). Per esempio, la conoscenza del contesto (“the sense of neighbourhood”) era per il giudice uno strumento molto importante nell'applicazione della legge. Il fiqh stesso, del resto, era espressione di una enorme varietà di trattati, commenti, talvolta opinioni contrastanti di diversi giuristi, essendo esso il prodotto di una lunga tradizione di discussione che accolse al suo interno continui dibattiti e contributi personali. Così che, come ha sottolineato Evaristo Carusi, famoso studioso di diritto Orientale, “sia la teoria che la prassi giuridica indicano che la legge islamica era "a fluctuating, elastic quid', dove i fini ultimi delle prescrizioni e il contesto erano strettamente interconnessi e legati in un costante dialogo” 4 . Bernard Cohn, famoso storico dell' India, ha voluto evidenziare come il periodo Moghul fosse caratterizzato dall'assenza di una classe di avvocati professionisti. Francois Bernier, viaggiatore francese del 18° secolo, sebbene affascinato dalla semplicità e dalla rapidità del sistema della corte Moghul, riporta come in esso le leggi fossero molto fluide e che “justice seldom prevailed”, sia per la mancanza di avvocati, sia per il basso numero di leggi. (Calkins 1968: 406). Possiamo dunque concludere che lungo i territori amministrati dal potere Moghul la Sharia veniva concretamente applicata solo ad una piccolissima porzione della popolazione musulmana residente nelle città, senza venire imposta altrove nè codificata e depurata in un unico set di norme ritenute come le sole valide. 3 Jain, Administration of Justice Seventeenth Century India, cit. da Giunchi in The Reinvention of "Sharīʿa" under the British Raj: In Search of Authenticity and Certainty, The Journal of Asian Studies, V ol. 69, No. 4, Novembre 2010, p. 1121 4 E.Carusi, Il problema scientifico del diritto musulmano, cit. da Giunchi, op. cit., p. 1123 12
Estratto dalla tesi: Shah Bano, Muslim Personal Law e Secolarismo: il caso di una donna musulmana nell'India degli anni '80

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Informazioni tesi

  Autore: Elisabetta Campagni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Antropologia, Religioni, Civiltà Orientali
  Relatore: Caterina Bori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

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