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La coltura in vitro di apici meristematici: la micropropagazione del carciofo "Spinoso sardo" come tecnica di risanamento e moltiplicazione in vitro di germoplasma infetto dal virus TSWV (Tomato-spotted-wilt-virus)

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Biomediche

Autore: Davide Sanna Contatta »

Composta da 72 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 191 click dal 14/09/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Davide Sanna

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20 1.3.3 Fasi generali della micropropagazione La tecnica della micropropagazione, in termini generali, può essere suddivisa in tre differenti fasi. Nel 1964 Murashige e Skoog (12) definirono tre fasi generali per la moltiplicazione in vitro delle piante: 1. Avvio della coltura asettica; 2. moltiplicazione; 3. allungamento e radicazione. Queste fasi sono state poi successivamente riprese, integrate ed ampliate grazie al lavoro di Maene e Debergh (1981) (13), con l’aggiunta della fase 0 e di una quarta fase. La fase 0 riguarda la scelta e la preparazione delle “piante madri” da cui effettuare gli espianti per la successiva coltura in vitro; mentre la quarta fase è relativa al trasferimento delle piante micropropagate, dalle condizioni di laboratorio alle condizioni climatiche esterne, tale fase viene definita “acclimatazione”. Di seguito verranno descritte in termini generali le diverse fasi (per la trattazione in maniera specifica sulla micropropagazione dello “Spinoso sardo” si rimanda al capitolo 2 “Materiali e metodi”). La fase 0 si pone come obiettivo di selezionare le piante madri da cui prelevare gli apici (meristematici o vegetativi), definiti “espianti”, da avviare alla coltura in vitro. Le piante madri vengono scelte in base a diversi criteri che variano a seconda della specie e a seconda dello scopo per il quale si effettua la micropropagazione (risanamento, moltiplicazione massale, moltiplicazione di un particolare clone, preservazione della biodiversità). La fase 1 segue la selezione degli espianti (fase 0) e prevede l’avviamento della coltura asettica previa sterilizzazione (come ad esempio ipoclorito di sodio e alcool etilico), per renderli idonei alla coltivazione in vitro (12). La fase 2, definita “di moltiplicazione”, ha come scopo fondamentale l’ottenimento di materiale di propagazione da utilizzare nelle fasi successive per ottenere piante intere (12). La moltiplicazione si ottiene variando e regolando, in maniera adeguata, la concentrazione dei regolatori di crescita nella composizione del mezzo di coltura. Di norma vengono creati dei mezzi di coltura con un rapporto citochinine/auxine (14) spostato in favore delle prime; le citochinine sono infatti responsabili dell’eliminazione della
Estratto dalla tesi: La coltura in vitro di apici meristematici: la micropropagazione del carciofo "Spinoso sardo" come tecnica di risanamento e moltiplicazione in vitro di germoplasma infetto dal virus TSWV (Tomato-spotted-wilt-virus)