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Giovanni Silvagni (1790-1853) pittore romano tra Neoclassicismo e Restaurazione

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Concetta Godi Contatta »

Composta da 369 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 123 click dal 10/10/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Concetta Godi

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17 Silvagni di fare onore alla patria», 21 in tempi recenti Antonio Musiari 22 ha espresso il dubbio che su tale premiazione siano gravate pressioni politiche, forse direttamente da parte di Maria Luisa d'Austria, finalizzate a gratificare la scuola del Landi. Tale artista, infatti, era particolarmente apprezzato dalla corte ducale e la sovrana sovente lo consultava come esperto esterno, consequenziale, quindi, per il Musiari ipotizzare che il ducato mirasse a farne il maestro nazionale dei suoi Stati o, più semplicemente, il tutore dei giovani artisti inviati a Roma per il perfezionamento. Nell'agosto 181 9 partecipa al concorso di prima classe proclamato dalla Pontificia Accademia di Belle Arti di Bologna sul tema proposto p er la pittura storica, 23 Scipione Africano visitato da diversi Capitani Corsali nella sua povera villa di Literno 24 che , per il vincitor e di questa classe, prevede un premio consistente in una medaglia d'oro del valore di cento zecchini. 21 Diario di Roma , 58, 22 Luglio 1818. Art icolo già citato da S. Gnisci, «G. Silvagni», La pittura in Italia. L'Ottocento , Electa, Milano 1991, p. 1026 22 A. Musiari, Neoclassicismo senza modelli, Parma 1986, pp. 147 - 148 - 153 23 Il tema è analiticamente descritto nel Programma pei Concorsi di prima c lasse da dispensarsi nell'Agosto dell'anno 1819, conservato nell'Archivio dell'Accademia di Bologna, Miscellanea 1818 : «Scipione Africano che nella sua povera villa di Linterno (sic!) è visitato da diversi Capitani Corsali desiderosi di vederlo e d'onorare in lui quel nome, che udivano suonare dovunque con tanta fama. Giunti essi in faccia alla casa, gittate da sé tutte l'armi, presentansi supplichevoli dimessi alla soglia del semplice albergo, dove Scipione in atto tutto cortese sta per riceverli porgendo loro la mano. Eglino riverenti a terra si prostrano, baciangli i pie', ed offrongli insieme con preziosi doni i tributi di una profonda venerazione. Il Quadro sarà alto sette e largo dieci palmi romani». 24 Archivio dell'Accademia di Bologna, Adunanza XXII, 21 agosto 1818
Estratto dalla tesi: Giovanni Silvagni (1790-1853) pittore romano tra Neoclassicismo e Restaurazione