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Una lettura psicoanalitica della guerra: le implicazioni della scissione

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Giada Finucci Contatta »

Composta da 34 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 62 click dal 06/10/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Giada Finucci

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8 “gradino dello sviluppo nel funzionamento psichico” (ivi, p.166), un percorso che serve ad accumulare esperienze gratificanti in numero maggiore di quelle deprivanti, dunque al “prevalere degli oggetti buoni su quelli cattivi” (ivi, p.166), che diminuiscono la loro forza e riducono la loro potenzialità distruttiva. In questo modo l’Io riesce ad acquisire più stabilità e integrità, e sarà poi sempre più in grado di tenere vicini quegli stessi oggetti scissi che prima non potevano toccarsi. Quando l’Io non ha più bisogno di scindere fra rappresentazioni buone e cattive diventa più tollerante verso la propria aggressività, e può quindi limitare la proiezione delle esperienze frustranti all’esterno. L’io si prepara ad integrare le qualità buone e cattive di uno stesso oggetto, e la diminuzione della scissione lo porterà gradualmente a disegnare il confine (che con il tempo diverrà sempre più marcato) di ciò che appartiene a sé e di ciò che è esterno. Il bambino può così passare ad un’altra modalità di funzionamento psichico, detta “posizione depressiva” (Klein, 1935): i due seni che prima erano differenziati in uno che dava il latte e l’altro che era fonte di frustrazione, divengono adesso nella mente del bambino due esperienze percepite di fronte allo stesso oggetto, la madre. Il bambino in questa posizione (da 5 a 12 mesi) esce dallo stato simbiotico con la madre ed è in grado di riconoscerla come oggetto unico e totale, che può sia gratificare sia deludere. La scissione lascia adesso il posto ad un sentimento nuovo, l’ambivalenza: il bambino prova amore ed odio verso lo stesso oggetto, in questo caso la madre. L’angoscia di questa posizione è chiamata angoscia depressiva, ed è caratterizzata dal senso di colpa di aver distrutto, con i suoi attacchi, quello stesso oggetto adesso riconosciuto come unico (Mangini, 2013). La possibilità di accedere alla posizione depressiva è fondamentale secondo Melanie Klein (1935) per lo svilupparsi di una personalità integrata, ma una volta raggiunta la posizione non è definitiva: in agguato vi è sempre il rischio di ricadere nella posizione schizo-paranoide. “Agli esseri umani non resta che gestirsi al meglio nella continua oscillazione fra il raggiungimento della posizione depressiva – con i sentimenti di tristezza e di colpa ad essa collegati, le azioni riparative dell’oggetto che si teme di distruggere di nuovo o di aver precedentemente distrutto – e il pericolo di reazioni di diniego di tale riconoscimento dell’oggetto come intero ed ambivalente, con il rischio della maniacalità, dell’utilizzo di difese schizoidi, scatenanti nuove angosce paranoidi”. (ivi, p.168)
Estratto dalla tesi: Una lettura psicoanalitica della guerra: le implicazioni della scissione