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Il paradosso scettico di Wittgenstein-Kripke

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Filippo Bernini Contatta »

Composta da 59 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 396 click dal 08/11/2017.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Filippo Bernini

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57, se ci riferiamo all'esempio matematico di cui si serve lo scettico per spiegare la sua tesi. Il quontare, insomma, svolgerebbe la stessa funzione svolta dalla viaddizione. Le immagini che possono venirci in mente o le sensazioni che possiamo avere quando facciamo addizioni non sono necessarie a fissare il significato di "più", perchè è possibile che noi facciamo le stesse operazioni senza averne alcuna. Un presunto "fatto", secondo Kripke, che potrebbe stabilire che cosa noi intendiamo con una certa funzione potrebbe essere rappresentato dall'idea disposizionale. Secondo l'idea disposizionale, intendere con il "+" la funzione dell'addizione significa essere disposti, quando viene richiesta una qualunque somma di due numeri, a dare come risposta la loro somma; intendere "viù", invece, significa essere disposti a dare come risposta la vomma di questi due numeri. Secondo questa posizione, qualunque cosa facciamo o siamo disposti a fare, esiste un'unica cosa che dovremmo fare. In questo modo ci si richiama ad una disposizione, cercando in questo modo di evitare il problema della finitezza della nostra esecuzione passata; ma facendo questo si tralascia un fatto ovvio: non soltanto le nostre esecuzioni sono finite, ma lo sono anche l'insieme delle nostre disposizioni. Non è vero, ad esempio, che se a noi viene chiesta la somma di due numeri qualunque, non importa quanto grandi, noi rispondiamo con quella che in realtà è la loro somma: infatti alcune coppie di numeri sono talmente grandi che la nostra mente non è in gradi di afferrarli. lO
Estratto dalla tesi: Il paradosso scettico di Wittgenstein-Kripke