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L'Italia che taglia: analisi degli studi sulla censura cinematografica italiana negli anni Cinquanta

Estratto della Tesi di Annagiulia Scaini

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 mettono in scena l’impossibilità dell’uomo di riuscire a comunicare con il prossimo. Umberto Domenico Ferrari, protagonista della vicenda, è un pensionato ministeriale che vive in un appartamento in affitto con il suo cane. È un uomo dal carattere schivo a cui basterebbe poco per poter vivere dignitosamente. Solo e impossibilitato a far fronte alle spese decide di farsi ricoverare una settimana in ospedale per poter mangiare. Ricevuto lo sfratto dalla padrona di casa, cade in un profondo sconforto che lo convince a mettere fine ai suoi stenti tentando il suicidio. Fallisce anche in questo: non riesce a morire dal momento in cui, prima di lasciarsi investire da un treno, il suo cane scappa lasciandolo solo con se stesso. Il profondo affetto nei confronti di quell’unico amico lo spinge ad abbandonare il progetto di morte e a ricongiungersi a lui andando incontro al suo sventurato destino di incerta sopravvivenza. Il dramma dell’individuo, solo e che addirittura non ha nessun altro se non un animale domestico su cui riversare tutte le sue speranze, è spinto fino alle estreme conseguenze, il suicidio. Allo spettatore non resta altro che la prospettiva di un futuro per Umberto D. grigio come il presente da cui aveva tentato di fuggire, un futuro privo di rivincite. È questa mancanza di fiducia, questa sconfitta e sottomissione dell’individuo di fronte alla vita, che le istituzioni non vogliono lasciar passare. Primo tra tutti, in questo senso, Giulio Andreotti che, rivolgendosi proprio a De Sica chiede «all’uomo di cultura di sentire la sua responsabilità sociale che non può limitarsi a descrivere i vizi e le miserie di un sistema e di una generazione, ma deve aiutare a superarli» 21 . Sempre a Vittorio De Sica scrive una lettera facendo riferimento anche a quelle pellicole precedenti che lo hanno portato alla notorietà, esemplare tra tutti Ladri di biciclette (1948), considerato uno tra i lavori meglio riusciti della corrente neorealista. L’ambientazione del film in questione, la Roma popolare e in miseria, fa da sfondo al dramma di chi ruba per povertà. L’atmosfera di dolore, la consapevolezza della rovina ereditata dalla guerra e non ancora del tutto superata vengono ritratte nel film con grande potenza. Anche quest’opera, benché acclamata all’estero, è letta dai governanti italiani come un attentato alla rinascita che l’Italia sta, faticosamente, tentando. Tutti quei prodotti che chiaramente rappresentano la mancata osservanza delle regole governative in campo cinematografico, sono costretti a percorrere lunghi iter legislativi e penali che vedono la presenza di figure ad hoc per i giudizi: commissari, 21 G. Andreotti, Piaghe sociali e necessità di redenzione, in «Libertas», settimanale della DC, 28 febbraio 1952
Estratto dalla tesi: L'Italia che taglia: analisi degli studi sulla censura cinematografica italiana negli anni Cinquanta

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L'Italia che taglia: analisi degli studi sulla censura cinematografica italiana negli anni Cinquanta

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Informazioni tesi

  Autore: Annagiulia Scaini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Luisella Farinotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

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