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Possibili interventi attuabili dall'infermiere per prevenire complicanze metabolico-alimentari in pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Infermieristiche

Autore: Matteo Gatti Contatta »

Composta da 26 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 94 click dal 10/01/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Matteo Gatti

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In questo studio quantitativo retrospettivo il campione è formato da 726 persone, sottoposte anch’esse a una qualsiasi tipologia di trapianto di cellule staminali, tra i 18 e i 78 anni suddiviso sempre in due gruppi equi, uno sperimentale e uno di controllo, in cui viene messa a confronto la dieta neutropenica rispetto ad una dieta generale ospedaliera. In confronto al primo studio, in questo gli unici criteri d’esclusione sono l’età anagrafica, superiore ai 18 anni e la ricezione del trattamento. Si descrivono accuratamente gli antibiotici utilizzati durante la degenza, poiché possono comunque inficiare sul risultato ed inoltre vengono fatti accenni più approfonditi sulla composizione della dieta stabilita, ad esempio nella dieta generica vi è comunque un controllo sul tipo di preparazione e vi sono alimenti da escludere come pomodori crudi, semi e cereali. Il risultato, cioè che si ha il 29% di persone infette con dieta generale rispetto al 37% a dieta neutropenica, da più che sostegno allo studio precedente e la valutazione in questo caso si basa sull’incidenza d’impiego degli antibiotici, la tipologia e il tipo di battere che si va a contrastare. Questo studio aggiunge anche due argomentazioni a favore della dieta generica molto interessanti: la prima che le profilassi antibiotiche usate e la dieta neutropenica a lungo andare sono un binomio che non permettano un adeguato mantenimento della flora intestinale per cui si incrementa il rischio di sepsi, circa il 20% d’infezioni intestinali con dieta generale contro il 23% di una dieta neutropenica; la seconda definisce che, attraverso la dieta generica, potrebbe essere possibile ridurre l’uso di nutrizione parenterale e quindi un miglioramento metabolico. Tuttavia nella prima analisi non viene fatta ad esempio alcuna citazione specifica, come invece viene ben fatto nel secondo articolo, sulla metodica di preparazione dei cibi o di eventuali regole igieniche. Al contrario del secondo articolo viene tralasciato l’aspetto della persona e l’effetto psicologico che le restrizioni dietetiche possono portare. Si deve osservare anche una grande differenza rispetto al primo poiché questo si basa su delle linee guida ben definite e dichiarate, nel secondo invece la dieta è stata formulata e approvata dall’Academy of Nutrition and Dietetics. Questa è tra le principali organizzazioni di professionisti dell'alimentazione e della nutrizione degli Stati Uniti, perciò si definisce una dieta convalidata e personalizzata per la tipologia di paziente, ma comunque deve essere ulteriormente adattata ad ogni singola persona assistita. Entrambi gli studi scelti convergono nel confermare l’inutilità della dieta neutropenica, o quantomeno mettere in forte dubbio il suo utilizzo oltre il 3°-5° giorno di neutropenia aplastica. 5
Estratto dalla tesi: Possibili interventi attuabili dall'infermiere per prevenire complicanze metabolico-alimentari in pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche