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Unicità di Dio e Trinità nel pensiero islamico e cristiano: un dialogo possibile?

Estratto della Tesi di Alessio Palmisano

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17 quali avevano abbandonato il culto degli idoli e che erano conosciuti come ḥanīf ( ف ي ن ح ), che significa “puro” o “sincero”, da cui il termine ḥanīfiyya ( ة ي ف ي ن ح): lo stesso Abramo è definito ḥanīf nel Corano e la sua «vera religione» ḥanīfiyya, un puro monoteismo che prefigurava l’avvento dell’Islam nella penisola ed era seguito da poche persone che si opponevano al politeismo dominante 7 e al culto degli idoli (dunque al paganesimo), fortemente avversato da Abramo nel Corano e da Muḥammad che si pone come suo successore. Il dialogo islamo-cristiano ha dunque inizio nel momento stesso in cui la religione del profeta Muḥammad si diffuse in tutta la penisola arabica e in seguito nei territori con essa confinanti, dove erano presenti alcune comunità cristiane di diverse confessioni (non tutte legate a Roma o a Bisanzio), la cui presenza è accertata da fonti archeologiche ed epigrafiche nell’intera penisola: queste dovettero armarsi filosoficamente e teologicamente per rispondere alla tesi dell’Unicità di Dio (tawḥid, د ي حوت), concetto che si contrappone a quello cristiani di Trinità, e alla Trascendenza divina, che si contrappone all’Incarnazione del Verbo e alla sua morte in croce (Dio non può soffrire) e al concetto di Figlio di Dio. L’Islam, ancor più che il Cristianesimo, accentua l’onnipotenza divina e la sua assoluta libertà: per il pensiero islamico è dunque assurdo che Dio, onnipotente, trascendente e padrone del cielo e della terra, abbia un figlio, e per questo l’idea della Trinità è rigettata dai musulmani, che molte volte accusano i cristiani, facenti parte con gli ebrei delle cosiddette “genti del libro” (ahl al-kitāb, ب اتك لا ل ها ), persino di politeismo (o meglio “associazionismo”, širk, كرش ). Questi sono i concetti che saranno discussi per secoli nella controversia islamo-cristiana: da un lato i teologi cristiani utilizzeranno la ragione e l’autorità della Scrittura per 7 Per quanto riguarda il politeismo, il culto degli idoli era molto diffuso nella penisola: erano presenti divinità di ogni forma e materiale e i più comuni erano gli idoli di famiglia. Mecca era una città sacra ancor prima dell’islamizzazione della penisola e la pietra nera della Kaʿba era già meta di pellegrinaggio durante i mesi sacri: nonostante il politeismo, gli arabi credevano in un Dio supremo, chiamato al-Lāh, للهأ (il termine al-Lāh, formato dall’articolo “al”, لأ , e dal sostantivo “lah” , هل, significa letteralmente “il Dio”, e verrà adottato dal profeta Muhammad per riferirsi all’unico e vero Dio al quale l’uomo deve la “sottomissione”, islām, م لاسا), che dimorava proprio all’interno della Kaʿba e che regnava sulle altre divinità tribali: in sintesi, erano dunque presenti nella penisola arabica culti cristiani, giudaici e politeisti, ed è in questo contesto così variegato che Islam e Cristianesimo iniziano a confrontarsi.
Estratto dalla tesi: Unicità di Dio e Trinità nel pensiero islamico e cristiano: un dialogo possibile?

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Unicità di Dio e Trinità nel pensiero islamico e cristiano: un dialogo possibile?

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Informazioni tesi

  Autore: Alessio Palmisano
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scuola delle Scienze Umane e del Patrimonio Culturale
  Corso: Scienze Filosofiche
  Relatore: Giuseppe Roccaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 312

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Parole chiave

islam
incarnazione
trinità
tawhid
unicità
verbo
manuele ii paleologo
dialogo inter-religioso
kalam
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