Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Unicità di Dio e Trinità nel pensiero islamico e cristiano: un dialogo possibile?

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scuola delle Scienze Umane e del Patrimonio Culturale

Autore: Alessio Palmisano Contatta »

Composta da 312 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 118 click dal 22/01/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Alessio Palmisano

Mostra/Nascondi contenuto.
17 quali avevano abbandonato il culto degli idoli e che erano conosciuti come ḥanīf ( ف ي ن ح ), che significa “puro” o “sincero”, da cui il termine ḥanīfiyya ( ة ي ف ي ن ح): lo stesso Abramo è definito ḥanīf nel Corano e la sua «vera religione» ḥanīfiyya, un puro monoteismo che prefigurava l’avvento dell’Islam nella penisola ed era seguito da poche persone che si opponevano al politeismo dominante 7 e al culto degli idoli (dunque al paganesimo), fortemente avversato da Abramo nel Corano e da Muḥammad che si pone come suo successore. Il dialogo islamo-cristiano ha dunque inizio nel momento stesso in cui la religione del profeta Muḥammad si diffuse in tutta la penisola arabica e in seguito nei territori con essa confinanti, dove erano presenti alcune comunità cristiane di diverse confessioni (non tutte legate a Roma o a Bisanzio), la cui presenza è accertata da fonti archeologiche ed epigrafiche nell’intera penisola: queste dovettero armarsi filosoficamente e teologicamente per rispondere alla tesi dell’Unicità di Dio (tawḥid, د ي حوت), concetto che si contrappone a quello cristiani di Trinità, e alla Trascendenza divina, che si contrappone all’Incarnazione del Verbo e alla sua morte in croce (Dio non può soffrire) e al concetto di Figlio di Dio. L’Islam, ancor più che il Cristianesimo, accentua l’onnipotenza divina e la sua assoluta libertà: per il pensiero islamico è dunque assurdo che Dio, onnipotente, trascendente e padrone del cielo e della terra, abbia un figlio, e per questo l’idea della Trinità è rigettata dai musulmani, che molte volte accusano i cristiani, facenti parte con gli ebrei delle cosiddette “genti del libro” (ahl al-kitāb, ب اتك لا ل ها ), persino di politeismo (o meglio “associazionismo”, širk, كرش ). Questi sono i concetti che saranno discussi per secoli nella controversia islamo-cristiana: da un lato i teologi cristiani utilizzeranno la ragione e l’autorità della Scrittura per 7 Per quanto riguarda il politeismo, il culto degli idoli era molto diffuso nella penisola: erano presenti divinità di ogni forma e materiale e i più comuni erano gli idoli di famiglia. Mecca era una città sacra ancor prima dell’islamizzazione della penisola e la pietra nera della Kaʿba era già meta di pellegrinaggio durante i mesi sacri: nonostante il politeismo, gli arabi credevano in un Dio supremo, chiamato al-Lāh, للهأ (il termine al-Lāh, formato dall’articolo “al”, لأ , e dal sostantivo “lah” , هل, significa letteralmente “il Dio”, e verrà adottato dal profeta Muhammad per riferirsi all’unico e vero Dio al quale l’uomo deve la “sottomissione”, islām, م لاسا), che dimorava proprio all’interno della Kaʿba e che regnava sulle altre divinità tribali: in sintesi, erano dunque presenti nella penisola arabica culti cristiani, giudaici e politeisti, ed è in questo contesto così variegato che Islam e Cristianesimo iniziano a confrontarsi.
Estratto dalla tesi: Unicità di Dio e Trinità nel pensiero islamico e cristiano: un dialogo possibile?