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Cinema e propaganda nel Ventennio fascista

Estratto della Tesi di Angelo Foggia

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9 Inutile dire che con queste misure, che andavano a vantaggio dei film che incassavano di più, le produzioni non erano stimolate a ricercare nuovi generi espressivi al di là di quelli già “testati”: l’esito sarà un freno alla creazione di nuovi moduli espressivi. Stando a sentire il Ministro delle Corporazioni Giuseppe Bottai, le motivazioni che stanno dietro questo strumento finanziario furono dettate dal privilegiare una scelta espressiva di tipo evasivo: “Io vado raramente al cinema, ma ho sempre constatato che il pubblico invariabilmente si annoia quando il cinematografo lo vuole educare. Il pubblico deve essere divertito ed è precisamente su questo terreno che noi oggi vogliamo aiutare l’industria italiana” 18 . Lo scopo dei registi e degli sceneggiatori era quindi quello di far divertire lo spettatore, non di farlo pensare: lo Stato spinge il cinema ad occuparsi solo del divertimento di massa, consapevole di fare propaganda attraverso altri mezzi (cinegiornali e documentari Luce in primis). L’unico effetto di questi sussidi fu quello di elargire denaro alle produzioni che rispecchiavano il gusto popolare, con film qualitativamente scadenti, appartenenti perlopiù al genere della commedia sentimentale e romantica (che poi sarebbe stata chiamata dei “telefoni bianchi”) 19 . Sebbene queste misure forniscano sicuramente un stimolo alla produzione, complessivamente l’incidenza di queste leggi fu ridotta, poiché mancava un ente statale che organizzasse una politica cinematografica seria ed autorevole. Tra i primi ad accorgersi del bisogno di un forte intervento dello Stato sulla produzione cinematografica privata fu Luigi Freddi che tra il 1934 e il 1940 controllerà la politica cinematografica del regime, tramite un organismo unico e centralizzato “a cui facciano capo, senza possibilità di evasione, tutte le attività del cinema, e che abbia l’autorità e la competenza per regolare, dirigere, ispirare, controllare, quando è necessario premiare o punire, tutte le forme e tutte le manifestazioni, 18 In Brunetta, Il cinema italiano di regime op. cit. p. 34 19 Per via dell’oggetto di scena più utilizzato, preso a simbolo della realtà borghese messa in scena: il telefono di colore bianco.
Estratto dalla tesi: Cinema e propaganda nel Ventennio fascista

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Cinema e propaganda nel Ventennio fascista

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Informazioni tesi

  Autore: Angelo Foggia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Archeologia e storia delle arti
  Relatore: Giovanni Montroni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

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Parole chiave

fascismo
propaganda
telefoni bianchi
luigi freddi
cinema fascista
film coloniale
calligrafismo
monopolio enic
legge alfieri
direzione generale per la cinematografia

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