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Disciplina della Pubblicità Ingannevole e Comparativa: dall'Europa all'Italia e al Regno Unito

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Culture Straniere per l'Impresa e il Turismo

Autore: Mariachiara Allasia Contatta »

Composta da 79 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 41 click dal 07/02/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Mariachiara Allasia

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19 concorrente (sebbene non compaia il nome o il marchio di tale prodotto o concorrente: è un caso di pubblicità comparativa implicita). A differenza degli Stati Uniti, dove è sempre stata consentita dalla legge – ed ha così raggiunto una diffusione molto ampia – gli Stati europei hanno mantenuto a lungo un atteggiamento di rifiuto verso la pubblicità comparativa, considerata dai più un atto di denigrazione nei confronti dei concorrenti, o un tentativo di spingere fuori dal mercato un’altra impresa attraverso un mezzo che ritenevano di dubbia lealtà 41 . In Germania, ad esempio, la sua diffusione era espressamente proibita dalla legge; in altri paesi non lo era, ma per diverse ragioni era poco diffusa: in primo luogo, perché si sarebbe probabilmente scontrata con la normativa sui marchi registrati 42 ; in secondo luogo, generalmente veniva accolta con poco favore dal pubblico. Alcuni critici hanno affermato – e affermano – che il consumatore spesso tende a “prendere le difese” del prodotto attaccato, percepito come vittima di un torto. Inoltre, la presenza di più marchi nello stesso annuncio porterebbe il consumatore a confondersi e talvolta a credere che si stia annunciando il prodotto avversario 43 . Oltre a dannosa e scorretta, dunque, si riteneva anche poco funzionale, ragioni alla base dello scarso successo di questo strumento in Europa precedentemente alla regolamentazione comunitaria. La linea seguita dalla Comunità Europea è stata quella dell’accettazione della pubblicità comparativa come strumento che fornisce al consumatore una maggiore 41 TAYLOR R., Comparative advertising - the ECJ fizzes it up, 2008. http://www.lawgazette.co.uk/in-practice/comparative-advertising-ecj-fizzes-it 42 Nel Regno Unito, secondo il Trade Marks Act del 1938 (abrogato solo nel 1994) il marchio di un’imprenditore poteva essere usato da altri solo con il suo consenso: difficile che questo venisse dato perché il marchio fosse inserito in una pubblicità comparativa a proprio svantaggio (YESHIN T., Advertising, Thomson, 2006). 43 TELLIS G. E AMBLER T., The SAGE Handbook of Advertising, Sage Publications, 2007.
Estratto dalla tesi: Disciplina della Pubblicità Ingannevole e Comparativa: dall'Europa all'Italia e al Regno Unito