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Dall'Araldo al Capasso. L'ekphrasis della chiesa di Santa Maria Maggiore attraverso le guide di Napoli

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Annunziata Cimbali Contatta »

Composta da 180 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 79 click dal 15/06/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Annunziata Cimbali

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13 1.2. Imago urbis e Napoli sacra tra generi e sottogeneri letterari Lo «spirito» di Napoli, il suo genius loci, inteso come ciò che più profondamente racchiude l’identità intrinseca dei suoi luoghi e del suo popolo, è sempre stato visibile, riprendendo il titolo dell’opera di un grande scrittore di fine Ottocento, «a occhio nudo» 17 . Lungo il corso dei secoli, la città di Partenope non ha mai dimenticato di esser nata sulla tomba di una meravigliosa sirena, il cui canto continua a riecheggiare tra la miseria dei vicoli e la bellezza del golfo. Negli occhi del suo popolo, capace di «cavare l'arte dal sole» 18 , nella melodia delle sue canzoni, nell’ironia teatrale e tragicomica delle sceneggiate, nella struggente bellezza dei suoi quartieri stretti, nel buio di vicoli e slarghi da cui filtrano i raggi di un sole che non si spegne mai, in questo «paradiso abitato da diavoli» 19 , Napoli contiene - e non si riserba di mostrare - uno spirito che racconta una storia, anzi, infinite storie. Senz’ombra di dubbio, questa città rappresenta nell’immaginario collettivo uno stereotipo, tanto da essere stata motivo di ispirazione da parte di cantori e poeti, narratori ed artisti, musicisti e viaggiatori. Il nucleo più antico di Napoli sorse sul monte Echia, un’altura su cui oggi poggia Pizzofalcone. Furono i colonizzatori greci del VII secolo a.C. a fondare su questo promontorio Parthenope, portando insieme i culti e le credenze pagane. L’avvento del 17 Si fa riferimento R. Fucini, Napoli a occhio nudo, Lettere ad un amico, Le Monnier, Firenze, 1878. 18 La citazione è dell’architetto e scrittore Camillo Boito, che nei suoi racconti e schizzi di viaggio, così amava definire il popolo napoletano. 19 Per una storia della formula si veda B. CROCE, Un paradiso abitato da diavoli, Adelphi Edizioni, Milano, 2006, pp. 11-27. Come conferma Cristiana Anna Addesso: «Una curiosità connessa all’immagine topica di Napoli- paradiso terrestre, è certamente rappresentata dalla missiva che il celebre commentatore Bernardino Daniello indirizza il 22 marzo 1539 ad Alessandro Corvino, probabilmente la prima testimonianza sulla celebre definizione della città come «paradiso abitato da diavoli». In tale accezione la lettera è infatti menzionata da Benedetto Croce nell’ambito della Conferenza letta alla Società Napoletana di Storia Patria nel 1923 volta proprio a rintracciare fonti e significato del proverbiale ossimoro». Cfr., «Voler descrivere il sito di Napoli in una lettera non è egli cosa temeraria?» Alcune descrizioni epistolari della città di Napoli tra Quattro e Cinquecento, in «Studi Rinascimentali», Rivista Internazionale di Letteratura italiana, 7, Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 2009, p. 95.
Estratto dalla tesi: Dall'Araldo al Capasso. L'ekphrasis della chiesa di Santa Maria Maggiore attraverso le guide di Napoli