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Si può rottamare la speranza? Uno studio psicolinguistico sull’uso metaforico dei verbi in italiano

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Sara Cortopassi Contatta »

Composta da 148 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 31 click dal 16/03/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Sara Cortopassi

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13 (2004; 2006) tra “metafore coerenti” (consistent metaphors) e “metafore conflittuali” (conflictual metaphors). Anche alcuni studiosi che hanno adottato e promosso lo sviluppo della CMT ammettono che quest’ultima si concentra solo su un tipo di metafore. Grady (1999), ad esempio, riconosce la necessità di distinguere tra “metafore correlazionali” (correlation metaphors) e “metafore di somiglianza” (resemblance metaphors), indicando che le prime assimilano concetti molto distanti (del tipo LE DIFFICOLTÀ SONO PESI), mentre le seconde mettono in relazione concetti simili (Achille è un leone). Se le metafore correlazionali appaiono motivate da una forte base esperienziale, le altre si affidano all’individuazione delle somiglianze tra i concetti messi in relazione: dunque, a metafore diverse corrispondono meccanismi cognitivi diversi – cosa non accettabile per i lakoffiani. Un’altra semplificazione riguarda l’incapacità di ordinare le metafore concettuali secondo criteri precisi, dal punto di vista di specificità e genericità, impedendo di stabilire possibili classificazioni gerarchiche (Jackendoff & Aron, 1991). Il sospetto è che la scelta dei domini sia volta al bisogno di provare una certa affermazione. Le conclusioni sono tratte a partire da esempi in grado di confermare le ipotesi, senza verificare se questi esempi siano o meno rappresentativi di una popolazione. Da qui un rischio di circolarità della CMT. Per quanto riguarda le intuizioni della CMT a proposito di metafora e pensiero, le critiche perlopiù lamentano una semplificazione eccessiva delle strutture cognitive, che non tiene di conto della capacità umana di pensare in astratto, surclassata dall’applicazione del pensiero metaforico alle basi esperienziali. Infatti, pensare che gli esseri umani acquisiscano i concetti solo a partire dall’esperienza motosensoriale riduce il valore delle facoltà astratte del pensiero umano. Per Wierzbicka (1986: 296-297): […] it is an illusion to think that spatial and otherwise physical notions are inherently clearer to us than frankly mental ones, as it is an illusion to think that the external world is more accessible to us, and more familiar to us than our inner world. Mental experiences are given to us, if anything, more directly than physical ones. A blind person may not know shapes and colours, but he or she will still know what love, thought or understand is.
Estratto dalla tesi: Si può rottamare la speranza? Uno studio psicolinguistico sull’uso metaforico dei verbi in italiano