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Il razionamento del credito in italia durante la crisi finanziaria

Estratto della Tesi di Enrica Panzanaro

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10 particolarmente rischioso e quelli disposti già in partenza a non rimborsare il prestito (in alcuni casi). Al contrario, i clienti più affidabili, contraddistinti da avversità nei confronti del rischio, non sottoscriverebbero un prestito oltre determinati livelli del tasso, consapevoli di non poterlo ripagare. Un equilibrio di sottofinanziamento, in questo caso, avrebbe una ragion d’essere: la banca percepisce la rischiosità di tali progetti e, stimando costi d’insolvenza che comportano un’importante riduzione del rendimento atteso, preferisce razionare una parte della clientela. I due modelli ideati da Jaffee e Russel e da Stiglitz e Weiss, sebbene spieghino il razionamento del credito partendo dall’esistenza di asimmetrie informative e, dunque, ricorrendo al lemons principle, differiscono in quanto i primi assumono la rischiosità dipendente dai soggetti prenditori di fondi, i secondi, si concentrano sulla rischiosità del progetto in cui il prenditore investe. 4. Il modello Jaffee-Russel (1976) Tale modello si sviluppa in un orizzonte biperiodale e suppone l’esistenza di due categorie di individui: banche e consumatori. Questi ultimi percepiscono, in entrambi gli intervalli temporali, un flusso di reddito esogeno, ma possono anche ricorrere, nel primo periodo, ad un prestito, che dovranno restituire nel secondo periodo al tasso d’interesse reale r. I clienti sono distinti in “onesti” e “disonesti”, con il discriminante che i primi contraggono un prestito solo se certi di poterlo onorare, i secondi, invece, divengono insolventi se i costi connessi all’insolvenza (di natura esogena) sono sufficientemente bassi. Ogni cliente ha una funzione d’utilità quasi-concava e agisce massimizzandola. Ciò comporta, per i disonesti, l’inadempienza nel caso in cui i costi connessi all’ insolvenza siano inferiori al montante del prestito, indicato con LR. Alla banca, tuttavia, non è dato distinguere a priori i clienti, ciò implica che la curva di domanda di entrambe le tipologie di prenditori di fondi è la medesima. Dal lato dell’offerta, si suppone, come da contesto di perfetta concorrenza, la condizione di profitti nulli ed inoltre la neutralità verso il rischio. La banca reperisce i fondi da prestare pagando su di essi un tasso i, che rappresenta, per semplicità, l’unico costo sostenuto. Si prosegue massimizzando i profitti attesi, dati da i ricavi attesi a cui si sottrae il costo dei fondi. In Figura 1 un grafico semplificato rispetto a quello riportato dagli economisti nel paper di riferimento.
Estratto dalla tesi: Il razionamento del credito in italia durante la crisi finanziaria

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Il razionamento del credito in italia durante la crisi finanziaria

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Informazioni tesi

  Autore: Enrica Panzanaro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi del Salento
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Giorgio Colacchio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

FAQ

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