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L'affidamento in Prova al Servizio Sociale: Profili Partecipativi e Giuridici

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Federico Floris Contatta »

Composta da 45 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 59 click dal 05/04/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Federico Floris

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2. 1. I diritti dei detenuti nella dimensione democratico-partecipativa. La Costituzione italiana 21 è espressione fondamentale del principio democratico, non mira più come facevano i vecchi ordinamenti ad individuare in chiave astratta la posizione del soggetto privato nei confronti dei pubblici poteri e non è più indifferente alle reali condizioni di vita della persona. La Costituzione mira, secondo l'intuizione, ad organizzare la libertà umana nella realtà sociale tenendo conto dei contesti nei quali questa si spiega trovando quindi fondamento nella posizione centrale riconosciuta alla persona e più specificatamente nel nesso tra il riconoscimento dei diritti inviolabili art.2 Cost. e l'affermazione del principio di eguaglianza sostanziale art. 3, 2° comma, Cost. In quest'ottica, la considerazione della centralità del valore del e il conseguente riconoscimento della come ricavato dalla lettura integrata degli artt. 2, 3 e 13 Cost., hanno già consentito di rilevare anche alla luce dell'art. 27, 3° comma Cost. che le relative estrinsecazioni debbano essere consentite anche ai soggetti condannati, detenuti o meno, ove non contrastino con le esigenze e con i principi della Costituzione e delle relative norme di settore 22 . 2. 2. Il concetto di partecipazione all'opera di rieducazione. Le misure alternative e nello specifico l'affidamento in prova al servizio sociale, così come in generale la struttura concettuale ti tutto il sistema penitenziario e penale, si basa di fondo su un elemento che non può mancare: . Il concetto di partecipazione investe sia gli interessati al trattamento rieducativo, quindi il condannato, sia le strutture organiche pubbliche o private volte ad espletare i propri compiti di reinserimento sociale dei soggetti condannati e l'amministrazione penitenziaria in senso stretto. Si forma così una stretta collaborazione tra i soggetti e si promuove lo sviluppo dei contatti tra la comunità carceraria e la società libera (art.17, L. 354/1975) 23 ; deve essere favorita la collaborazione dei condannati e degli internati alle attività di osservazione e di trattamento disposta dall'art.13 comma 3° della legge 21 Approvata dall'Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal Capo provvisorio dello Stato De Nicola il 27 dicembre seguente, fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 298, edizione straordinaria, dello stesso giorno, ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948. 22 M. RUOTOLO, Diritti dei detenuti e Costituzione, al capitolo VII, La partecipazione dei detenuti alle decisioni inerenti la vita carceraria, Torino, 2002, p. 161, ss. 23 “La finalità del reinserimento sociale dei condannati e degli internati deve essere perseguita anche sollecitando ed organizzando la partecipazione di privati e di istituzioni o associazioni pubbliche o private all'associazione rieducativa. Sono ammessi a frequentare gli istituti penitenziari con l'autorizzazione e secondo le direttive del magistrato di sorveglianza, su parere favorevole del direttore, tutti coloro che avendo concreto interesse per l'opera di risocializzazione dei detenuti dimostrino di potere utilmente promuovere lo sviluppo dei contatti tra la comunità carceraria e la società libera. Le persone indicate nel comma precedente operano sotto il controllo del direttore.” 11
Estratto dalla tesi: L'affidamento in Prova al Servizio Sociale: Profili Partecipativi e Giuridici