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Disturbi neuropsichiatrici e cognitivi nella sclerosi multipla

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Teresa Damato Contatta »

Composta da 120 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 116 click dal 27/04/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Teresa Damato

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  13   della RM divenne predominante: fu stabilito infatti che la presenza di una lesione captante gadolinio in una RM eseguita almeno 3 mesi dopo l’esordio clinico fosse sufficiente a dimostrare la disseminazione nel tempo purché la lesione non fosse nel sito implicato nell’evento clinico dell’esordio. Qualora non fossero presenti lesioni captanti, era sufficiente la comparsa di una nuova lesione nelle sequenze pesate in T2 in una RM di follow-up eseguita almeno 3 mesi dopo la precedente (6 mesi almeno dall’esordio clinico). L’introduzione di questi criteri permise di abbreviare sensibilmente i tempi della diagnosi: mentre secondo le regole precedenti era necessario il verificarsi di un secondo attacco clinico per soddisfare i criteri per la categoria clinically definite, l’inclusione della RM per dimostrare la disseminazione nello spazio e nel tempo rese possibile la diagnosi anche con un singolo attacco suggestivo di malattia. Nel tentativo di abbreviare ulteriormente l’iter diagnostico, nel 2005 sono state apportate delle modifiche ai criteri del 2001 e si è deciso di considerare la disseminazione nel tempo in modo meno restrittivo. In particolare, è stato stabilito che: • la RM che mostra una nuova lesione T2, confrontata con una RM eseguita almeno 30 giorni dopo l’evento clinico iniziale, può essere usata per dimostrare la disseminazione nel tempo; • le lesioni midollari possono avere un ruolo ugualmente specifico nel definire un’anomalia alla RM compatibile con la SM (disseminazione nello spazio); • il liquor, se positivo, può essere utile per far diagnosi ma le sue anomalie non sono richieste per una diagnosi definitiva. Nel 2010 un’ulteriore revisione ha attribuito maggiore attenzione alla sindrome clinicamente isolata (CIS). In molti casi infatti non è possibile arrivare alla diagnosi al primo episodio clinico perché non si è verificata la dispersione temporale: è il caso del paziente che presenta un unico episodio clinico con RM che dimostra alterazioni compatibili con la SM ma senza presa di contrasto. Si tratta di una condizione in cui non si hanno criteri necessari per porre una diagnosi ma esiste il rischio di svilupparla in futuro. Inoltre, la revisione del 2010 ha individuato, come criterio cardine per la diagnosi della forma primariamente progressiva, la presenza di almeno un anno di progressione del sintomo neurologico, a cui si devono aggiungere altri 2 criteri, tra cui due basati sulla valutazione della RM e uno sull’evidenza di focalizzazione isoelettrica di bande oligoclonali e/o elevato indice di immunoglobulina F nel liquido cerebrospinale.
Estratto dalla tesi: Disturbi neuropsichiatrici e cognitivi nella sclerosi multipla