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Il gioco libero dei bambini: tempo perso o educazione all'aperto?

Diploma di Laurea

Facoltà: Scienze Motorie

Autore: Fabio Spada Contatta »

Composta da 45 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 158 click dal 03/05/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Fabio Spada

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3. IL GIOCO 3.1 Cos’è il gioco? L’essere umano è fatto per muoversi: ha bisogno di essere attivo, di sviluppare i propri sistemi organici e di stimolare il benessere psico-fisico. A maggior ragione il bambino che nella fase di crescita è vivace, ha un forte impulso evolutivo e necessita di sviluppare il proprio movimento con attività vitali e vigorose; per questi motivi è importante che il movimento non sia contenuto, ma educato, soprattutto durante la fase di sviluppo. L’attività che riesce a soddisfare queste condizioni è il “Gioco”! Il gioco è un concetto polisemico: riesce ad impegnare pienamente il soggetto e al contempo lo stimola sia a livello psicologico, sia fisiologico. Il gioco è un’attività umana, non infantile: la differenza tra bambini e adulti è che, mentre per i primi rappresenta un bisogno primario, poiché vi è un concreto bisogno di giocare e senza di esso non può raggiungere l’apice del suo sviluppo psico-fisico, per i secondi si limita ad essere un passatempo. Oggigiorno tutto ciò è molto limitato a causa di vari “problemi moderni”. Uno dei principali tra essi è rappresentato dal rischio/pericolo. Russel scrisse “Children and dangerous sport and recreation” nel quale si spiegano due differenti visioni: 1. The common sense view: il gioco comporta normalmente la dimensione del rischio. 2. The uncommon sense view: la ricerca intenzionale del rischio. Russel spiega come il gioco, in quanto tale, comporti la dimensione del rischio: il bambino giocando corre dei rischi, ed essi non possono essere eliminati, perchè sono elementi fisiologici del gioco. L’adulto deve prevenire, ma senza un comportamento d’iper-protezionismo (paternalismo), poiché rischiare è educativo e pertanto impedirlo danneggia il bambino. Benché originariamente il rischio nel gioco del bambino non fosse percepito come problema, recentemente è iniziato a diventarlo a causa di questo paternalismo. Per questo motivo ho scritto “problemi moderni”, per enfatizzare come questa percezione non sia da accettare in modo dogmatico e, anzi, appaia piuttosto confutabile. 9
Estratto dalla tesi: Il gioco libero dei bambini: tempo perso o educazione all'aperto?