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Lo standard di ragionevolezza

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giovanna Pennacchio Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 77 click dal 03/05/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Giovanna Pennacchio

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15 consumo. Ad esempio, si guardi alla direttiva 85/374 sulla responsabilità da prodotti difettosi. In modo particolare, se si legge la definizione che la stessa dà del prodotto difettoso all’art. 6.1, si può rinvenire un riferimento alla ragionevolezza: “un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze, tra cui: a) la presentazione del prodotto, b) l'uso al quale il prodotto può essere ragionevolmente destinato, c) il momento della messa in circolazione del prodotto”. Tale riferimento alla ragionevolezza è stato recepito, all’art. 102 del Codice del Consumo, come uno dei parametri alla stregua del quale valutare la sicurezza di un prodotto 26 . Da ciò se ne ricava che, se si innalza lo sguardo anche al di sopra del codice civile, e si passa a considerare il quadro della più recente legislazione speciale, si disvela nel diritto privato italiano uno spazio di utilizzazione della ragionevolezza straordinariamente ampio 27 . A questo punto viene da chiedersi se, effettivamente, si vuole che la ragionevolezza costituisca un mezzo per raggiungere il ravvicinamento delle diverse esperienze giuridiche - in modo più intenso su temi particolarmente delicati, come i contratti di scambio - ovvero se, in realtà, si tratti di qualcosa di inevitabile, che il legislatore europeo e quello nazionale si limitano ad accettare e a recepire. Tra l’altro, come si vedrà in seguito, questo dilemma produce non poche conseguenze, considerando che, attualmente, la maggioranza dei paesi europei “appartiene alla stessa tradizione giuridica”, e che questa tradizione giuridica, almeno fino a qualche a tempo fa, aveva 26 Art. 103, c. 1, l. a) Codice del Consumo: “Ai fini del presente titolo si intende per: a) prodotto sicuro: qualsiasi prodotto, come definito all'articolo 3, comma 1, lettera e), che, in condizioni di uso normali o ragionevolmente prevedibili, compresa la durata e, se del caso, la messa in servizio, l'installazione e la manutenzione, non presenti alcun rischio oppure presenti unicamente rischi minimi, compatibili con l'impiego del prodotto e considerati accettabili nell'osservanza di un livello elevato di tutela della salute e della sicurezza delle persone in funzione, in particolare, dei seguenti elementi: 1) delle caratteristiche del prodotto, in particolare la sua composizione, il suo imballaggio, le modalità del suo assemblaggio e, se del caso, della sua installazione e manutenzione; 2) dell'effetto del prodotto su altri prodotti, qualora sia ragionevolmente prevedibile l'utilizzazione del primo con i secondi; 3) della presentazione del prodotto, della sua etichettatura, delle eventuali avvertenze e istruzioni per il suo uso e la sua eliminazione, nonché di qualsiasi altra indicazione o informazione relativa al prodotto; 4) delle categorie di consumatori che si trovano in condizione di rischio nell'utilizzazione del prodotto, in particolare dei minori e degli anziani”. 27 S. TROIANO, La ragionevolezza nel diritto dei contratti, op. cit., p. 17.
Estratto dalla tesi: Lo standard di ragionevolezza