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Profilo storico del matrimonio concordatario: dai Patti Lateranensi agli Accordi di Villa Madama

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Francesco Gandolfi Contatta »

Composta da 122 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 82 click dal 09/05/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Francesco Gandolfi

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Chiesa non riconosce per valido, la parte che più tardi vuole uniformarsi ai suoi precetti, non sia tenuta a perseverare in una convivenza condannata dalla religione e inoltre, commentando la legge, : […] una legge civile che, supponendo divisibile pei cattolici il sacramento dal contratto di matrimonio, pretenda di regolarne la validità, contraddice alla dottrina della Chiesa, invade i diritti inalienabili della medesima, e praticamente parifica il concubinato al sacramento del matrimonio, sanzionando legittimo l’uno come l’altro . Il processo di laicizzazione del diritto, iniziato con la codificazione napoleonica e arrestatosi con la Restaurazione, riprese parallelamente alle vicende che portarono il Piemonte ad assumere la guida del percorso di unificazione nazionale, diventandone un elemento essenziale. La riforma in atto del codice civile, funzionale alle necessità del nascente stato unitario, non poteva permettere che il matrimonio, cardine della famiglia, riconosciuta dalle parti come struttura fondante lo stato, fosse regolato anche solo in parte da un potere ad esso estraneo. Le diverse proposte avanzate negli anni 1848-1865, pur cercando di mediare su questo punto, fallirono a causa della fisionomia separatista che prevalse nella stesura definitiva del codice. Questo, denominato “Pisanelli” in onore del Guardasigilli che lo propose nel 1863, trovò la luce nel 1865 per poi entrare in vigore ufficialmente l’anno seguente. Prima di trascrivere i punti basilari che nel nuovo codice caratterizzano l’istituto matrimoniale, è interessante ascoltare dalle dirette parole di Pisanelli quale fosse l’idea generale che lo ispirò. Ecco come introdusse la sua proposta in un discorso al Senato del luglio 1863: “[…] Sono a tutti note le lunghe contese avvenute intorno alle relazioni fra la chiesa e lo stato, e niuno ignora come pel matrimonio la chiesa persista a reclamare la sua competenza. In quanto a noi il principio libera chiesa in libero stato, che costituisce oramai un assioma del nostro diritto pubblico, ci conduce a riconoscere nello stato il diritto di regolare il matrimonio per le sue relazioni civili. Il matrimonio, che è fondamento della famiglia, e per ciò un’alta istituzione sociale, deve cadere sotto le prescrizioni dello stato. Allo stato incombe di regolare i modi, con cui una nuova famiglia si costituisce, e determinarne i diritti. Può il matrimonio avere una sanzione più alta, la sanzione religiosa; ma questa è fuori della competenza dello stato. La religione ha i suoi precetti e le sue sanzioni, ma essi si aggirano in un campo ove lo stato non può entrare senza suo danno e senza offesa della stessa religione. Chi voglia che la legge civile si faccia a promuovere l’adempimento de’ doveri religiosi, falsa e deturpa l’indole di tali doveri. E dove si arresterà lo stato quando si ponesse in questa via? Nel neonato “Codice Civile del Regno d’Italia” del 1865, all’interno del Titolo V , gli 12
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