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Best Practice nell'adozione dei principi delle Cure Palliative nella fase avanzata e terminale di malattia: Benchmarking tra quattro R.S.A. lombarde

Estratto della Tesi di Manuela Trentini

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  17   realizzazione di strutture sanitarie residenziali extraospedaliere per anziani non assistibili a domicilio” (Pesaresi, 1997). Viene evidenziata da quel momento un’offerta molto differita, diversificata e poco omogenea sul territorio nazionale, di servizi e risorse, sia in termini strutturali e organizzativi che di disponibilità di numero di posti letto. È del 1994 l’emanazione di Linee Guida da parte del Ministero della Sanità che offre indicazioni uniformi in merito agli aspetti organizzativi e gestionali delle RSA. La RSA viene definita come residenza extra ospedaliera che “realizza un livello medio di assistenza sanitaria (medica, infermieristica e riabilitativa) integrato da un alto livello di assistenza tutelare ed alberghiera. È rivolta ad anziani non autosufficienti e ad altri soggetti non autosufficienti, non assistibili a domicilio. Si differenzia per la minore intensità delle cure sanitarie e per i tempi più prolungati di permanenza degli assistiti, che in relazione al loro stato psico-fisico possono trovare nella stessa anche ospitalità permanente” (Ministero della Sanità, 1994). Gli anni successivi hanno visto un incremento sia della richiesta che della proposta per questo tipo di strutture, sia in ambito pubblico che privato e per quanto si continui a rilevare una forte differenziazione regionale nel territorio italiano, 2 le Residenze Sanitarie Assistenziali si sono adeguate, in conformità ai requisiti minimi strutturali, organizzativi e di gestione economica previsti dal quadro normativo di riferimento del Paese. Nonostante la definizione giuridica contempli il carattere socio-riabilitativo delle RSA, le persone anziane che giungono al ricovero in queste strutture presentano sempre più spesso un quadro clinico-assistenziale di elevata complessità e gravità che rende la permanenza al proprio                                                                                                                 2 “La stessa regionalizzazione del sistema di accreditamento rappresenta una fonte di diversità non trascurabile, dato che ciascuna Regione, in riferimento al D.P.R. 14/01/1997, ha definito con propri atti legislativi i requisiti e i criteri di accreditamento per queste unità di offerta, generando una serie di ricadute organizzative, gestionali ed economiche per le singole strutture che variano molto da Regione a Regione. […] Analogamente […] coesistono I.P.A.B., Enti Pubblici, Fondazioni, Aziende di Servizi alla Persona, Cooperative Sociali, Società di Persone, Società di Capitali, Enti Morali e Religiosi” (Porazzi, Sebastiano, Bonfanti, 2010).
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Informazioni tesi

  Autore: Manuela Trentini
  Tipo: Tesi di Master
Master in Funzioni di Coordinamento delle Professioni Sanitarie
Anno: 2015
Docente/Relatore: Flavio Cruciatti
Istituito da: Università Carlo Cattaneo - LIUC
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

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