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Il velo tra moda e sicurezza

Estratto della Tesi di Maria Luisa Fasulo

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12    Inizialmente la donna ebrea si velava per tre motivi: per non essere vista da uomini che non fossero parenti stretti in segno di subordinazione al marito e per preservarsi dalle gelosie del consorte nei confronti di altri occhi maschili. Negli anni della diaspora non si hanno testimonianze certe sull’uso del velo. Durante il periodo rabbinico (dopo il VI secolo dell’era volgare), l’uso del velo venne prescritto dal Codice di Moralità Sessuale in quanto la bellezza della donna poteva diventare causa di distrazione e fantasie malsane per gli uomini. All’inizio dell’epoca moderna, il velo ha mantenuto la sua funzione religiosa e la sua importanza durante le cerimonie nuziali, ma è stata introdotta la pratica della rasatura. Durante la cerimonia nuziale la donna deve eseguire il rito del mikvet 34 e per la sua validazione i suoi capelli non devono essere minimamente visibili. La rasatura, garantiva l’efficacia e la riuscita del rito. L’altra ragione è collegata all’interiorità della donna. Il radersi i capelli a zero era un gesto che annullava la femminilità, facendo sì che l’uomo si potesse concentrare sulle doti intellettive e religiose della sposa. Attualmente il velo ha mantenuto la sua importanza solo nella sfera religiosa, la maggior parte delle ebree lo indossa solo nei momenti di preghiera in sinagoga, mentre le ebree ortodosse, come il gruppo degli chassidici 35 , continuano ad indossarlo anche durante le loro attività quotidiane. Molte donne preferiscono radersi ed in sostituzione al velo utilizzare le parrucche perché rimangono salde e consentono loro di muoversi liberamente senza il timore che possano fuoriuscire ciocche di capelli. Un’ala ultra ortodossa, invece, nel 2006 ha dato vita al gruppo delle “taleban women”, oggi se ne contano svariate centinaia in giro per il Paese. La setta nasce nel comune di Beit Shemesh (Israele) dove le adepte vanno coperte dalla testa ai piedi da burqa neri, le maniche fino al gomito, le gonne al ginocchio ed impongono anche alle loro bambine di indossare cappe scure con i volti rigorosamente coperti; le donne “harediot” (letteralmente “timorate”), vestono tutte così e sono in costante crescita nel Paese del sionismo. La loro è una forma rigorosa di religiosità, sono figlie di un’interpretazione radicale del precetto ebraico dello “tzniut 36 ”, che impone alle donne umiltà nel vestire al fine di non attirare gli sguardi e la cupidigia maschile 37 .                                                               34 Il mikvet (in ebraico: ה ֶ ו ְ ק ִ מ / הוו ק מ ?, tiberiense: miqwe – plur.: mikva’ot, o yiddish mikves) è un’immersione rituale nell’acqua, utilizzata allo scopo di purificazione e abluzione religiosa ebraica. La parola mikveh, come utilizzata nella Bibbia ebraica, significa letteralmente una “raccolta” - in genere, una raccolta di acqua; 35 Il chassidismo, ḥasidismo o hassidismo (in ebraico: תודיסח ?, Ḥăs īd ūt) è un movimento di massa ebraico basato sulla rinnovazione spirituale dell’ebraismo ortodosso sorto nella Polonia del XVIII secolo per opera del taumaturgo e kabbalista Ba’al Sh ēm Ṭōv;  36 Il tzniut (in ebraico: תו עינצ, tzniut, pronuncia sefardita tzeniut(h); ashkenazita tznius, “modestia” o “riservatezza”) è usato nell’ambito dell’ebraismo e ha la sua maggior importanza come concetto nell’ebraismo ortodosso, a volte anche nell’ebraismo conservatore. È usato per descrivere sia il tratto caratteriale di modestia e di umiltà sia un gruppo di leggi
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Il velo tra moda e sicurezza

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Luisa Fasulo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: relazioni ed organizzazioni internazionali
  Relatore: Gian Maria  Piccinelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

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