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Perdersi per ritrovarsi: l'esperienza della perdita e la riscoperta di se stessi

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Psicologia

Autore: Elisa Ginanneschi Contatta »

Composta da 79 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 154 click dal 07/06/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Elisa Ginanneschi

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8 Alcuni indizi che possono far intuire la spiegazione di tale scelta sono rinvenibili consultando lo scambio epistolare con Abraham datato 1° agosto 1915 in cui Freud afferma che: «I tempi non sono adatti al libro», definendo anzi sarcasticamente in quella stessa lettera i libri da lui scritti «orrori della guerra, come tanti altri» 11 . Ulteriori prove a disposizione ci pervengono dalla lettera di risposta al collega Ferenczi del 20 novembre 1917: alla domanda “Che fine hanno fatto gli altri sette saggi già conclusi?”, Freud cita: «Il resto potrà passare sotto silenzio» 12 . Oppure, sono ravvisabili dalla lettera inviata a Lou Andreas-Salomé il 19 marzo 1919, in cui si legge: «Dove è finita la mia Metapsicologia? Ebbene, le dirò subito che non l’ho scritta» 13 . Ciò detto, è possibile affermare che non sia un caso che a chiudere il «momento di commiato» dal progetto sia proprio un saggio sulla perdita. Forse l’anno in cui venne scritto, con l’animo immerso in una catastrofe generale, appariva fecondo ad una profonda meditazione che ebbe modo di sfociare nella trattazione di un simile argomento, quello del Lutto. Esso venne all’interno del saggio considerato come prototipo normale di un’affezione patologica riguardante una singolare forma di depressione, peculiare per intensità e caratteristiche, denominata melanconia. Terminato il saggio, per l’appunto, Freud non volle più tornare ad approfondire la questione del lutto, sebbene più volte sollecitato da Abraham. Eppure, un simile approfondimento sull’argomento non derivò dallo spiraglio aperto dalla preoccupazione per il figlio arruolatosi volontariamente in guerra e per gli altri due in procinto di esserlo, bensì lo si rinviene già nel 1895 nell’opera “Studi sull’isteria”. All’interno di tale manoscritto, a proposito del caso Elisabeth, si ritrova quello che nel saggio del 1915 Freud chiamerà «lavoro del lutto». Di questa donna si narra che, avendo assistito tre o quattro dei suoi cari fino alla morte, “ogni giorno 11 Freud S. e Abraham K. Briefweschel 1907-1925 Vollständige ausgabe, cit. p.504; trad. fr. Correspondance complète 1907-1925, cit., p.393 12 Freud S. e Ferenczi S. (1998). Lettere: Volume secondo 1914-1919. Milano: Cortina, p.271 13 Freud S. (1978; 1990). Eros e conoscenza: Lettere tra Freud e Lou Andreas-Salomé 1912-1936. Torino: Bollati Boringhieri, p.93
Estratto dalla tesi: Perdersi per ritrovarsi: l'esperienza della perdita e la riscoperta di se stessi