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Occupanti tedeschi, fascisti repubblicani e movimento partigiano: una mediazione cattolica a Biella. Il caso di radio Baita

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Rolando Magliola Contatta »

Composta da 200 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 84 click dal 13/06/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Rolando Magliola

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17 avevano ricevuto diplomi di benemerenza dalle associazioni operaie (ad esempio, don Antonio Bozzalla, parroco di Riabella, e don Giovanni Battista Stupenengo, vicario di Campiglia); il senso religioso degli operai nel 1880 si manifestava nell’attaccamento alle antiche forme religiose e in un ancor vivo senso di appartenenza alla Chiesa 53 . Le società di mutuo soccorso e le feste operaie furono tuttavia guardate con sospetto dai giornali cattolici come Biella Cattolica. Durante l’episcopato di mons. Losana (1834-1873) lo scontro tra clero e mondo operaio si accese a proposito della questione delle bandiere delle società operaie: l’Autorità Ecclesiastica proibì che le bandiere entrassero in chiesa senza aver prima ricevuto la benedizione, suscitando l’ira delle società che avevano origini non confessionali 54 . Il divieto (revocato poi da mons. Losana ma ripristinato dal vescovo Leto) determinò nei parroci dei comuni biellesi atteggiamenti differenti: ci fu chi, come don Giacomo Debernardi, rettore del Collegio e dell’Ospedale di San Giovanni di Andorno, si mostrò conciliante (e fu criticato da Biella Cattolica per le sue aperture) e chi, come il vicario di Graglia, don Giovanni Battista Rivetti, e il parroco di Miagliano, don Pietro Zanello, rimase su posizioni intransigenti (ricevendo il plauso del giornale diocesano) 55 . Nel 1895 si tenne a Mosso un congresso sulla questione delle bandiere organizzato dalla Società Tessitori di Crocemosso, allo scopo di individuare i provvedimenti utili a far cessare il divieto: da parte della Chiesa fu però vivo il sospetto che il congresso fosse un’occasione per alimentare l’anticlericalismo e Biella Cattolica espresse la sua opinione in merito alla questione scrivendo : […] per le cose di chiesa tutti si credono in diritto e in grado di dottorar a lor posta […] Eh, buoni operai, fate il vostro mestiere e non impancatevi a sputar sentenze là dove siete incompetenti […] Se avete delle ragioni fatele sentire: se no, state queti almeno. In chiesa e per le cose di chiesa non comandate voi 56 . Le posizioni del giornale cattolico riflettevano il disinteresse di gran parte del clero verso i problemi e le richieste del mondo operaio e l’attenzione rivolta in prevalenza alla pratica religiosa: Biella Cattolica dava infatti al problema del rapporto tra operai e padroni una lettura esclusivamente morale e religiosa 57 . La pubblicazione dell’enciclica papale “Rerum Novarum” (fatta pervenire ufficialmente ai parroci biellesi dal vescovo Cumino solo otto mesi dopo la sua promulgazione) avvenne senza l’aggiunta di commenti e riferimenti 58 . 53 Ivi, pp. 227-232 54 Ivi, pp. 238-239 55 Ivi, pp. 241-246 56 “Biella Cattolica”, 13 marzo 1895, riportato in A. S. Bessone, Uomini, tempi e ambienti operai, cit., pag. 248 57 Ivi, pag. 254 58 Ivi, pag. 256
Estratto dalla tesi: Occupanti tedeschi, fascisti repubblicani e movimento partigiano: una mediazione cattolica a Biella. Il caso di radio Baita