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Storia e giornalismo nella narrativa di Enzo Biagi

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Riccardo Antonelli Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 34 click dal 21/06/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Riccardo Antonelli

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14 Ostia, sconvolge i piani di Segala e si butta a capofitto sull’accaduto. E’ una mossa azzeccata e «Epoca» vende come non aveva mai fatto prima. Mondadori quindi fa la cosa più scontata: toglie la poltrona a Segala e la consegna a Biagi. Con lui il settimanale vive un periodo molto florido, attestandosi in edicola tra le prime riviste italiane. Nel 1960 Enzo è costretto però a lasciare. Un articolo contro il governo Tambroni lo mette nei guai. Passa poco tempo ed è assunto da «La Stampa» come inviato. Sono gli anni del boom televisivo e la Rai chiama Biagi a dirigere il telegiornale. Giorgio Bocca, Indro Montanelli ed Emilio Fede sono solo alcuni dei nomi che Enzo scova e porta in viale Mazzini. Nel 1962 Enzo Biagi si immerge nel mondo del cosiddetto ‘rotocalco televisivo’ con la trasmissione omonima RT Rotocalco Televisivo. Saranno le sue prime registrazioni e le sue prime apparizioni in video. In Rai non è facile reggere la pressione della politica e Biagi si dimette nel 1963 per tornare a Milano con il «Corriere della Sera» e «La Stampa». Collaborerà con il settimanale «Europeo» e dirigerà «Novella», trasformandolo in un periodico di cronaca rosa. Nel 1971 torna a «Il Resto del Carlino», ma da direttore. Il suo compito è quello di farlo evolvere in un quotidiano nazionale e lui ci riesce, dando più spazio a cronaca e politica. Pressioni ed intimidazioni lo portano, pochi mesi dopo, a tornare al «Corriere della Sera». Lascerà il giornale solo nel 1981, dopo lo scandalo P2 che vedeva coinvolto proprio il medesimo quotidiano. Nel frattempo, tra il ’77 e l’80, torna a lavorare per la Rai conducendo la trasmissione Proibito. Anche qui, un’intervista controversa a Gheddafi sulla caduta dell’aereo a Ustica, suscitò polemiche internazionali che costrinsero la Rai a sospendere per un mese la trasmissione. Sono gli anni dell’ascesa in edicola de «La Repubblica» e Biagi è una delle firme più prestigiose del giornale. Solo nel 1988 il giornalista decise di mettere piede ancora una volta nella redazione del «Corriere della Sera». In Rai intanto gli vengono affidati nuovi format e le sue interviste diventano un pezzo di storia della televisione italiana. Da Berlusconi a Gorbacev, passando per Di Pietro ed esponenti della malavita pentiti o dietro le sbarre come Buscetta e Cutolo, Biagi entra sempre di più nelle case degli italiani. Nel 1995, questa sua propensione all’approfondimento di diversi temi, lo porta a creare la trasmissione Il Fatto, programma poi proclamato nel 2004 come miglior format giornalistico realizzato nei primi 50 anni della Rai. La spina nel fianco di Biagi questa volta è il capo del governo, ovvero Berlusconi. Tra il 2001 ed il 2002 il premier si sente attaccato diverse volte dal giornalista di Pianaccio, tant’è che fu addirittura segnalato all’Agcom per
Estratto dalla tesi: Storia e giornalismo nella narrativa di Enzo Biagi