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Storiografia artistica e Giorgio de Chirico: il periodo parigino.

Estratto della Tesi di Serena Carlini

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13 Il 1914 fu anche l’anno dello scoppio della prima guerra mondiale, cui i due fratelli De Chirico parteciparono dall’anno successivo, quando anche l’Italia prese una posizione nel conflitto mondiale. Più che per questioni patriottiche o di nazionalità, i due fratelli si arruolarono perché quell’anno l’Italia, con regio decreto, concesse l’amnistia a tutti i disertori e renitenti alla leva che si fossero presentati spontaneamente: Giorgio, fu uno di quelli che scappò dalla leva obbligatoria, nel 1912 da Torino. Nel 1915 quindi, fu costretto ad abbandonare la Francia per dirigersi di nuovo verso l’Italia. Nel maggio del 1915 così, i due fratelli rientrano in Italia per presentarsi all’autorità militare di Firenze, di cui De Chirico ricorda con chiarezza i primi contatti, certamente negativi, con il mondo militare. Poco dopo fu inviato a Ferrara, in un reggimento di fanteria. L’umore del pittore in quel periodo è ricostruibile tramite le numerose lettere inviate a Parigi al mercante e amico Paul Guillaume, in cui notiamo nei primi tempi spaesamento, malinconia e nostalgia per la Francia, in un secondo tempo invece, si vede la maggior tranquillità di chi sa di non dover essere spedito al fronte: questo perché, in agosto, fu destinato ai servizi sedentari. In quel primo periodo com’è ben immaginabile, lavorava pochissimo, poi però quando la madre si trasferì a Ferrara e affittò un piccolo appartamento in cui l’artista poté trasferirsi e vivere con più tranquillità rispetto che in caserma, poté anche riprendere a dipingere. Ferrara fu un altro “luogo dell’anima” per il pittore, che lo ispirò e lo influenzò attraverso moltissimi dei suoi aspetti, tra cui alcuni interni ferraresi, le vetrine, le abitazioni o certi quartieri, come quello dell’antico ghetto ebraico, da cui riprenderà l’immagine dei biscotti e dei dolci dalle forme strane e metafisiche che si trovavano nelle vetrine delle pasticcerie. Da questi influssi derivano quei quadri detti “interni metafisici”, propri di quel periodo. Fu influenzato anche dai maestri della scuola ferrarese del ‘500, che lavoravano con colori densi e accesi e con una materia particolarmente ricca, eredità veneziana. Qui a Ferrara, De Chirico lascia da parte la guida nietzschiana nelle sue opere e si lascia trasportare da nuove suggestioni mistiche ed esoteriche. In quest’ambiente poi, Giorgio conobbe anche Filippo Tibertelli, in arte Filippo De Pisis, perché si trasferì in una casa poco distante dalla strada dei conti Tibertelli. Fu scrittore e pittore e subirà l’influenza della sua pittura
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Storiografia artistica e Giorgio de Chirico: il periodo parigino.

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Informazioni tesi

  Autore: Serena Carlini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Cristina Galassi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

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