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Viaggio all'interno della maschera comica: il linguaggio di Fantozzi

Estratto della Tesi di Riccardo Strada

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11 passato e non ha consapevolezza del vissuto, dato che la sofferenza è sempre legata alla dimensione del tempo: non si tratta mai di tempo presente perchè il tormento può essere solo di un passato triste che ritorna, di qualcosa che se ne è andato ed è perduto. Nietzsche vede la risata come un elemento di distacco da una realtà dolorosa, un bisogno necessario dell'uomo. Nel 1900 il futuro Premio Nobel per la letteratura Henri-Louis Bergson pubblica il saggio Il riso. Saggio sul significato del comico, punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia accostarsi alla materia comica. Lo scrittore francese inizia la sua breve e incisiva esposizione osservando la dimensione squisitamente umana dell'attività della risata: «Non v'è nulla di comico al di fuori di ciò che è propriamente umano [...] parecchi hanno definito l'uomo "un animale che sa ridere", avrebbero potuto definirlo un animale che "fa" ridere, giacché se qualche altro animale o qualche altro obbietto inanimato vi perviene, è sempre per una rassomiglianza con l'uomo, per l'impronta che l'uomo vi imprime o l'uso che ne fa.» 19 Bergson intende sottolineare che si può ridere anche di oggetti inanimati purchè si riconosca in essi il rimando a ciò che è umano: un cappello e un burattino. Ridiamo di un cappello perché vi vediamo espresso un qualche capriccio estetico dell'uomo, così come nel burattino l'immaginazione scorge i gesti impacciati di un uomo sgraziato. In secondo luogo lo scatenarsi del riso si caratterizza necessariamente per una insensibilità, quantomeno momentanea. Non si può ridere di qualcuno, a teatro come nella vita reale, se si empatizza con la sua condizione: «il comico esige dunque, per produrre tutto il suo effetto, qualcosa come un' anestesia momentanea del cuore.» 20 Vi sono delle circostanze, quindi, in cui il riso è inibito: un uomo inciampa su una buccia di banana, cade al di là del marciapiede e si fa male. Questa che, a una prima impressione, potrebbe sembrare una scena tipica della comicità non suscita la risata quando la situazione ci tocca direttamente perché «il riso non ha nemico più grande della emozione.» 21 Non è possibile ridere di qualcuno che fa sorgere in noi il sentimento della pietà, «occorre far tacere questa pietà.» 22 L'alleato più fedele del comico è l'indifferenza, atteggiamento con cui si manifesta il totale disinteresse e la smisurata lontananza rispetto al soggetto deriso, mentre il suo più ostile nemico è la compassione: quando si ride non si compatisce. Il filosofo francese sostiene che il riso sia un fenomeno sociale perchè assolve a una funzione sociale: chi ride si fa portatore di un'esigenza della comunità. Dietro al riso del singolo si nasconde un'intenzionalità collettiva, l'identità di un gruppo di persone: a ridere è sempre una determinata 19 H. BERGSON, Il Riso, SE Editore, Milano, 1990, p. 4. 20 Ivi, p. 5. 21 Ivi, p. 39. 22 Ivi, p. 3.
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Viaggio all'interno della maschera comica: il linguaggio di Fantozzi

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Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Strada
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Lettere
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Pietro Benzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

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