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I Centri Commerciali e la Responsabilità Sociale: La Collaborazione dei diversi Stakeholder per la promozione del benessere collettivo

Estratto della Tesi di Enza Maugeri

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13 e il 1877, la Galleria Umberto I di Napoli realizzata a partire dal 1887 e la Galleria Colonna di Roma dove i lavori iniziarono nel 1872 per concludersi nel 1922. Questi nuovi luoghi del commercio permettevano di fare acquisti in totale protezione dalle intemperie ma anche dal caos e dalla sporcizia delle città. Si trattava di un luogo di evasione dove i ricchi borghesi, sentendosi protetti dai pericoli esterni, potevano differenziarsi socialmente mostrando il proprio potere di acquisto e il proprio status sociale. Con i passages nasce un rapporto, che costituirà una costante dell‟evoluzione della città contemporanea, quello tra la luce e la strada: l‟illuminazione delle strade determinava ordine e controllo mentre la luce delle vetrine evocava i sogni e i desideri. Con le vetrine, le merci esposte acquistano soggettività e significato in ambienti che attraggono e seducono un acquirente fondamentalmente passivo (Amendola, 2006). Con il passare degli anni le fabbriche ottocentesche furono in grado di immettere nel mercato una quantità di beni sempre più numerosa e i passages, date le loro limitate dimensioni, non erano in grado di rispondere ad un nuovo incremento della domanda che richiedeva strutture ancora più grandi in grado di ospitare ancora più negozi. Con il grande magazzino, si sviluppò “un vero nuovo luogo che imprime il segno alla città, alle sue forme, ai suoi tempi e alle sue stesse modalità d‟uso” (Amendola 2006, p.6). I grandi magazzini erano strutture di notevoli dimensioni che videro nella struttura a più piani la soluzione adeguata per ospitare maggiori negozi e per ottimizzare gli spazi di vendita, rispondendo così alle pressanti richieste di una nuova trasformazione del mercato. Questi spazi commerciali, fin dall‟inizio, non furono soltanto luoghi destinati al commercio ma anche luoghi di socializzazione dove si costruivano identità individuali e di gruppo. La loro comparsa ridefinì “il rapporto dello shopping con la città e quello tra la merce e gli stili di vita” (Amendola 2006, p.6). Le logiche di marketing iniziarono ad essere impiegate per la costruzione degli ambienti e la donna comparve come soggetto protagonista della città. Lo spazio commerciale divenne luogo di emancipazione in quanto permise alla donna di apparire come “attore sulla scena urbana e di cominciare il lungo percorso che la porterà, dopo un secolo di lotte, ad assumere una piena cittadinanza: da oggetto di consumo, a consumatrice, ad acquirente, a cittadina” (Amendola 2006, p.6) Rispetto al precedente modello commerciale, i grandi magazzini si aprirono quindi anche al pubblico femminile, le donne infatti frequentavano i passages solo in presenza di accompagnatori maschili. Oltre i passages, gli uomini frequentavano diversi spazi di socializzazione come i caffè o i club dove era possibile discutere di politica, cronaca e affari.
Estratto dalla tesi: I Centri Commerciali e la Responsabilità Sociale: La Collaborazione dei diversi Stakeholder per la promozione del benessere collettivo

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I Centri Commerciali e la Responsabilità Sociale: La Collaborazione dei diversi Stakeholder per la promozione del benessere collettivo

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Informazioni tesi

  Autore: Enza Maugeri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali
  Relatore: Maria Teresa Consoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

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Parole chiave

centri commerciali
spettacolarizzazione
luoghi di consumo
responsabilità sociale
impresa sociale
rivitalizzazione urbana
deadmalls
città e periferie

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