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Il fallimento del carcere: ragioni e prospettive

Estratto della Tesi di Zobeideh Hadavi

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12 la legge del taglione, tipica di tutti gli ordinamenti arcaici, dal codice Hammurabi alla Bibbia e alle XII tavole. Tale pretesa è legata a una concezione retributivistica della pena e si basa su un’apparente uguaglianza tra pena e delitto; tuttavia non è condivisibile nella misura in cui presuppone che ci siano tanti tipi di pene quanti sono i tipi di delitti. Benché ciò sia impossibile, la pretesa di equiparare la qualità della pena alla qualità del delitto, ha legittimato una molteplicità, una varietà e una atipicità delle pene nell’epoca premoderna: da quelle infamanti, come la gogna e il marchio, alle pene corporali e capitali, come la mutilazione, le fustigazioni e i supplizi 8 . Sono tutte pene che consistono in afflizioni, non tassativamente predeterminabili dalla legge e disuguali a seconda della sensibilità di chi le patisce e della ferocia di chi le infligge. Durante il Medioevo e fino all’Ancien Règime, la pena continua ad essere inflitta esclusivamente sul corpo ed è particolarmente atroce, svolgendosi attraverso cerimonie pubbliche durante le quali il corpo del reo veniva sottoposto ad ogni tipo di tortura e supplizio. “ Il suo corpo, mostrato, portato in giro, esposto, suppliziato, deve essere come il supporto pubblico di una procedura che era rimasta finora nell’ombra; in lui, su di lui, l’atto della giustizia deve divenire visibile per tutti” 9 . Tale spettacolarizzazione e intensità della pena perseguiva una duplice finalità: da una parte fungeva da deterrente per le masse che vi partecipavano, incutendo disprezzo e terrore, la punizione aveva di conseguenza carattere strumentale; dall’altra si trattava di un cerimoniale per ricostituire la sovranità, per un istante ferita, e dimostrare la potenza del sovrano e il distacco tra sé e il suddito. Una dettagliata descrizione di una tipica e cruenta esecuzione è riportata da Foucault il quale, riprendendo la Gazzetta di Amsterdam del 1757, descrive l’esecuzione di Damiens, autore di un fallito tentativo di regicidio ai danni di Luigi XV e che fu l’ultima persona in Francia ad essere stata condannata a morte per mezzo dello squartamento. “Alla fine venne squartato, quest’ultima operazione fu molto lunga, perché i cavalli di cui ci si serviva non erano abituati a tirare; di modo che al posto di quattro, bisognò metterne sei; e ciò non bastando ancora, si fu obbligati per smembrare le cosce del disgraziato a tagliargli i nervi e a troncargli le giunture con la scure” 10 . Ma tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX si assiste a un processo di trasformazione: il nuovo obiettivo della punizione 8 FERRAJOLI L. “Diritto e ragione, teoria del garantismo penale”, Laterza, Bari, 2008. 9 FOUCOULT M., Sorvegliare e punire, nascita della prigione, Einaudi, 2014, p. 47. 10 Ivi, p. 6.
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Il fallimento del carcere: ragioni e prospettive

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Informazioni tesi

  Autore: Zobeideh Hadavi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Dario ippolito
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

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Parole chiave

fallimento
rieducazione
misure alternative
recidiva
pena detentiva
sovraffollamento carcerario
giustificazioni pena
abolire il carcere
carcere norvegese
lavoro e carcere

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