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Tommaso Landolfi. La pietra lunare

Estratto della Tesi di Andrea Termini

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11 sopraggiunta paternità e dalla nuova vita in famiglia (trasposta nella triade Major, Minor e Minimus), nei diari lo scrittore abbozza uno zibaldone di importanti pensieri e dichiarazioni di poetica, ragionando in primo luogo sugli equivoci e inafferrabili rapporti tra lingua, letteratura e realtà. Nel 1963 Alfio Russo invita Landolfi a collaborare con il «Corriere della Sera», la cui terza pagina ospiterà dunque fino ai suoi ultimi giorni i numerosi elzeviri poi riuniti in Un paniere di chiocciole, Del meno e nel postumo Il gioco della torre. La molteplicità di generi e forme spesso amalgamati dispiegata dal Landolfi maturo, di cui bisogna infine ricordare il provocatorio romanzo del 1965 in stile dannunziano Un amore del nostro tempo, non può risparmiare l’antica e ben radicata vocazione alla poesia lirica che ha sempre albergato in ogni suo scritto come una vena carsica, punteggiando qui e là tutta la sua produzione con rapidi affioramenti. Dopo aver sperimentato la forma della filastrocca per un’antologia collettiva e la mescolanza di sonetti e prosa dialogica del prosimetro Breve canzoniere, nel 1972 e nel 1977 Landolfi pubblica le due raccolte poetiche Viola di morte, l’ultima opera affidata a Vallecchi prima del passaggio a Rizzoli, e Il tradimento, che, accomunate da uno stile elevato e dal minuzioso rispetto della metrica tradizionale, si fanno portatrici di una concezione ultra-lirica della poesia. Sono gli anni in cui le sue condizioni di salute si aggravano, minando del tutto ogni residuo barlume di attaccamento alla vita, e dopo una ripetuta serie di ricoveri lo conducono alla morte nel luglio del 1979, a Ronciglione. E proprio la desolata contemplazione della morte, il male che su tutto impera, la vacuità di ogni cosa e il nulla che ammorba e corrode ogni piano dell’esistenza, si tratti della realtà fattuale o dei mondi possibili forgiati dall’immaginazione, s’impongono al cuore della riflessione filosofica intrapresa nel «libro di gridi e di angosce e di disperazione» 19 e nel suo «grave e terribile seguito» 20 , in cui ad essere tradita è persino «l’idea di morte come possibile via di uscita dall’inferno dell’esistenza» 21 . Per descrivere la situazione di scacco insolubile e lacerante da cui prende le mosse l’intero corpus landolfiano, Alessandro Ceni paragona il rapporto instaurato dallo scrittore con il binomio vita- letteratura al movimento oscillatorio di un pendolo sospeso tra due pareti 22 . Ad ogni tentativo di approccio diretto alla realtà segue cioè in Landolfi un moto di repulsione, un urto violento che lo sospinge nel senso opposto, alla ricerca di una possibile alternativa al reale, indirizzandolo perciò tra le braccia di una letteratura concepita come salvifica in quanto creatrice di mondi: ma Landolfi nutre allo stesso tempo una profonda sfiducia nel potere ontologico della letteratura, la quale, 19 C. Bo, Tommaso Landolfi, Edizioni del Noce, Camposampiero 1983, p. 52. La formula in uso «diario in versi» ancora una volta considera solo una faccia della medaglia. 20 T. Landolfi, Il tradimento, cit., p. 11. 21 R. Bruni, Gnosticismo e nichilismo nella poesia di Landolfi, in «La Rassegna della Letteratura italiana», n. 2, 2015, pp. 361-368, qui p. 367. 22 A. Ceni, Op. cit., p. 24.
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Tommaso Landolfi. La pietra lunare

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Termini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Mauro Giacomo Novelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

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