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La transizione dell'Unione Sovietica da economia socialista a economia di mercato

Estratto della Tesi di Alessia Vazzoler

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10 Secondo la visione di Yavlinsky e Braguinsky, questa misura contribuì in modo significativo al crollo dell’URSS, in quanto essi spesso si schieravano accanto alle imprese rappresentate 11 . Cominciarono pertanto a delinearsi i gruppi di pressione su base territoriale, che assunsero potere contrattuale nei confronti del partito. In aggiunta, l’allentamento del controllo sul management fece sì che la matrice dei payoff del gioco visto in precedenza si modificasse, rendendo la punizione una “minaccia non credibile”, per cui la strategia dominante divenne cooperare ai danni del dittatore. Nel 1965, in seguito alla deposizione di Nikita Chruščëv a favore di Leonid Il'ič Brežnev e Aleksej Nikolaevič Kosygin, si tentò un parziale riaccentramento del potere, abolendo i Consigli Economici regionali ma, nel contempo, istituzionalizzando la possibilità per le aziende statali di cooperare fra di loro nella produzione, pratica non tollerata ai tempi di Stalin. Questa fu sostanzialmente la legittimazione dell’economia ombra. La pianificazione sfuggì definitivamente al controllo del partito centrale: gli istituti di supervisione intermedia, più che trasmettere le decisioni del partito alle aziende, si attribuirono il ruolo di lobby industriali. Non c’era più alcun incentivo a conseguire i target prefissati, il management perseguiva i propri obiettivi di arricchimento personale attraverso il mercato nero (un’autentica economia parallela, con delle regole di quasi-mercato, ma in cui i diritti di proprietà non erano regolati da nessun istituto giuridico, permettendo alla criminalità organizzata di proliferare). Ci si accontentò quindi di mantenere il livello attuale di produzione, senza più ambire alla crescita sistemica. Spesso i piani subivano correzioni ex post, il che testimonia quanto elevata fosse l’influenza delle lobby 12 . Per l’Unione Sovietica, cominciò la stagnazione e il declino: alcuni studi imputarono il rallentamento all’incapacità di passare dallo sviluppo estensivo a uno intensivo, una volta esaurite le riserve di risorse (umane, minerarie e territoriali) inutilizzate. Ulteriori motivazioni consistettero nell’ingente spesa militare, nella costante negligenza nell’occuparsi dei consumi della popolazione, nella discrezionalità politica con cui venivano effettuati gli investimenti (pesava l’assenza di un tasso di interesse di mercato a cui riferirsi), nella crescente complessità dell’economia sovietica e nell’inflazione repressa, causata da salari crescenti e prezzi rigidi 13 . Probabilmente, però, il difetto maggiore del sistema pianificato era la sua incapacità strutturale di creare innovazione che incrementasse la produttività: nonostante gli elevati tassi di investimento statali in ricerca e sviluppo (principalmente nel settore degli armamenti), il dato esplicativo era l’ingente rapporto incrementale capitale/prodotto necessario, il quale segnalava una grave 11 Yavlinsky, Braguinsky, Incentives and Institutions: the transition to a market economy in Russia, p. 44. 12 Ibidem, pp. 21-48. 13 Benaroya, L’economia della Russia, pp. 41-43.
Estratto dalla tesi: La transizione dell'Unione Sovietica da economia socialista a economia di mercato

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La transizione dell'Unione Sovietica da economia socialista a economia di mercato

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Informazioni tesi

  Autore: Alessia Vazzoler
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Management
  Relatore: Andrea Bonoldi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 39

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