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Aree interne & caso Sulcis

Estratto della Tesi di Fabio Serra

Estratto dalla tesi: Aree interne & caso Sulcis
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di essere affrontato oltretutto con strumenti diversificati a seconda dei 
territori d’intervento, in quanto ognuno di essi ha delle priorità differenti.
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2.3  Definizioni di aree interne 
Anzitutto non è una semplice operazione definire un’area interna, ma 
abbiamo diversi contributi accademici che ci offrono una definizione.   
Un’area interna secondo Trigilia è un’area sostanzialmente caratterizzata da 
tre elementi fondamentali: E’ distante dai centri di offerta di servizi 
essenziali, quali istruzione, salute e mobilità. E’ ricca di importanti risorse 
culturali e ambientali fortemente diversificate per natura, e in alcuni di 
questi territori, purtroppo, sono ancora inutilizzate. Sono territori 
profondamente diversificati tra loro; ogni territorio è frutto di un lungo 
processo di antropizzazione.(C. Trigilia, 2013)
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De Matteis definisce un’area interna sostanzialmente come: territori 
svantaggiati perché periferici, territori dotati di risorse che mancano nelle 
aree centrali; spazi che se venissero abbandonati creerebbero dei gravi danni 
per il resto del territorio. I rischi che queste aree corrono sono abbastanza 
importanti, a partire dalle condizioni climatiche, che possono verificarsi in 
alcuni di essi, con inverni lunghi e frequenti nevicate, invecchiamento e 
spopolamento, carenza di servizi essenziali, scarse opportunità di lavoro e 
risorse sottoutilizzate.  A tal proposito possiamo evidenziare come questi 
territori non presentino solo delle negatività, ma anche delle risorse che se 
utilizzate possono favorire lo sviluppo di queste aree: il turismo invernale, 
nuove filiere energetiche quali biomasse, eolico, e idroelettrico, nuovi 
scenari in termini ecologici, costituendo biodiversità, servizi eco sistemici, 
nuove prospettive paesaggistico-ambientali, l’apertura a nuovi mercati dei 
prodotti agro-pastorali tramite uno sviluppo di prodotti tipici di qualità e 
nuovi fronti sul settore culturale in quanto si tratta di patrimoni unici e 
diversificati 
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 (G. Dematteis, 2013).  
La necessità d’interventi prioritari nelle aree interne, risiede nel fatto che 
all’interno di questi territori ad oggi risiede il 25% della popolazione 
italiana, che va ad insediarsi su circa il 60% del territorio nazionale 
suddiviso in quattromila comuni. Inoltre è stato evidenziato che più del 15% 
del suolo delle aree interne non è produttivo, e il 40% del territorio è 
ricoperto da foreste.
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Possiamo evidenziare due importanti approcci nell’individuazione e nella 
classificazione delle aree interne:  il primo è l’approccio istituzionale basato 
su un’unità di misura tramite cui l’OCSE misura queste aree e ci dice che 
all’interno di questi poli la popolazione residente si concentra tra le 
duecento mila e le cinquecento mila unità ogni centocinquanta km2, tuttavia 
questo parametro è stato successivamente modificato dall’EUROSTAT che 
usa come soglia non più quella di centocinquanta km2,  ma quella di 
trecento km2, e usa adesso come dettaglio il criterio di cinque mila abitanti 
ogni km2. Il secondo criterio, dell’approccio istituzionale, invece è quello 
                                                             
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 Piero Bevilacqua – Precedenti storici e caratteristiche del declino delle aree interne. 
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 Carlo Trigilia – Strategia nazionale per le aree interne. 
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 Giuseppe De Matteis – Le aree Interne. 
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 Sandro Cruciani – Caratteristiche territoriali e morfologiche delle aree interne.

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Aree interne & caso Sulcis

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Informazioni tesi

  Autore: Fabio Serra
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze dell'amministrazione
  Relatore: Benedetto Meloni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

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