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Fecondazione eterologa tra scienza e diritto. Questioni e prospettive di analisi

Estratto della Tesi di Noemi Trovarelli

Estratto dalla tesi: Fecondazione eterologa tra scienza e diritto. Questioni e prospettive di analisi
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comun denominatore”, quale ad esempio il diritto di libertà oppure il diritto 
d’uguaglianza, che giustifica e soprattutto legittima tutte quelle pratiche biomediche 
che fino ad allora erano impensabili e inattuabili. È proprio grazie a quella cosiddetta 
interpretazione estensiva che oggi possiamo legittimare e far proprie nel nostro 
ordinamento, tutte quelle pratiche che non esistevano e non si potevano prevedere 
all’epoca di stesura dei testi normativi; si pensi ad esempio al nostro art. 2 della 
Costituzione, il quale permette oggi, alla Consulta, di analizzare nuove prospettive
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. 
                                                             
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 http://www.giurcost.org, Nella sua prima giurisprudenza la Corte aveva accolto un’impostazione 
restrittiva dell’art. 2, asserendo che il principio espresso dalla disposizione richiamata “indica 
chiaramente che la Costituzione eleva a regola fondamentale dello Stato, per tutto quanto attiene ai 
rapporti tra la collettività e i singoli, il riconoscimento di quei diritti che formano il patrimonio 
irretrattabile della persona umana: che appartengono all’uomo inteso come essere libero” e, “alla 
generica formula di tale principio, fa seguire una specifica indicazione dei singoli diritti inviolabili”. 
L’impostazione dell’art. 2 Cost. come fattispecie “chiusa” è facilmente riconoscibile anche in altre 
pronunce in cui si afferma che “nel riconoscere e garantire in genere i diritti inviolabili dell’uomo, 
necessariamente si riporta alle norme successive in cui tali diritti sono particolarmente presi in 
considerazione”, con la conseguenza, sul piano del processo costituzionale, che non potrebbero porsi 
“questioni di legittimità costituzionale in riferimento all’art. 2 Cost., ma solo alle norme costituzionali 
in cui i singoli diritti inviolabili sono enunciati”. Su queste basi il giudice costituzionale o escludeva la 
violazione dell’art. 2, in quanto era diversa la norma in cui rientrava la fattispecie evidenziata; 
oppure, ove valutava l’impossibilità di ricondurre una fattispecie ad un diritto costituzionale, 
escludeva l’esistenza stessa del diritto, come nelle ipotesi della prima decisione sull’identità sessuale, 
e della prima sul diritto all’abitazione. Non a caso, in questa fase, con riferimento, anche in questa 
ipotesi, ad una prima decisione sul diritto di riservatezza, si osservava che “l’art. 2 prevede una 
particolare tutela per alcuni fra gli altri diritti riconosciuti dalla Costituzione, ma non è suscettibile di 
generare ulteriori situazioni subiettive tutelabili oltre a quelle espressamente previste, neppure se 
riguardato in connessione con trattati internazionali; perché, inoltre, lo sviluppo completo della 
persona umana è fine troppo vago e generico per fondare precisi diritti costituzionali”. In tutte le 
sentenze richiamate la Corte ha ritenuto che l’inviolabilità dei diritti di libertà di cui all’art. 2 Cost. 
costituisca solo una disposizione di carattere generale e ricognitiva dei diritti fondamentali 
successivamente previsti nella Carta. Più precisamente, solo ed in quanto singolarmente previsti e 
tutelati, i diritti di libertà potrebbero operare direttamente come parametri di legittimità. Pertanto, 
l’art. 2 – questa era la conclusione – non avrebbe avuto carattere precettivo e da questa disposizione 
non sarebbe stato possibile dedurre la tutela di diritti fondamentali impliciti. Eppure già in questa 
fase la giurisprudenza della Corte appare tutt’altro che omogenea, in quanto riconduce all’art. 2 
Cost. delle facoltà che pure rientrerebbero in altre più specifiche prescrizioni, come il diritto al 
lavoro; o come il diritto alla tutela giurisdizionale, intimamente connesso con lo stesso principio di 
democrazia, che consiste nell’assicurare a tutti e sempre, per qualsiasi controversia, un giudice e un 
giudizio; o il diritto alla riparazione dell’errore giudiziario, per cui “l’ultimo comma dell’art. 24 Cost. 
enuncia un principio di altissimo valore etico e sociale che va riguardato quale coerente sviluppo del 
più generale principio di tutela dei ‘diritti inviolabili dell’uomo’ (art. 2) assunto in Costituzione tra 
quelli che stanno a fondamento dell’intero ordinamento repubblicano”; od ancora, la libertà di 
contrarre matrimonio. In tal modo, la Corte sembra abbandonare l’iniziale impostazione restrittiva 
dell’art. 2 Cost., per abbracciare un orientamento che, pur non ancorando alla norma suddetta una 
fonte autonoma di diritti, ne riconosce il “sostegno qualificatorio rispetto a diritti esplicitamente o 
implicitamente riconducibili ad altre norme costituzionali”. A ciò segue, sia pure solo in qualche 
decisione, l’affermazione di un diritto in relazione all’art. 2 Cost., come nel caso della sentenza n. 28 
del 1969, con la quale si è dichiarato che, “fra i diritti inviolabili garantiti dall’art. 2 Cost., vi è quello

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Fecondazione eterologa tra scienza e diritto. Questioni e prospettive di analisi

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Informazioni tesi

  Autore: Noemi Trovarelli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Cristina Costantini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 130

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