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Mentalizzare in due: Interventi MBT per le coppie

Estratto della Tesi di Dario Membrini

Estratto dalla tesi: Mentalizzare in due: Interventi MBT per le coppie
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1.6. La soggettività prima della mentalizzazione   
Inizialmente, il piccolo crede che ciò che lui conosce sia conosciuto e condiviso anche dagli 
altri e viceversa, soltanto attraverso lo sviluppo potrà comprendere pienamente il senso di 
unicità dato dalla prospettiva individuale. Partendo dal presupposto che i bambini ritengono che 
gli altri conoscono le stesse cose che loro hanno appena imparato (Taylor, Esbensen, Bennett, 
1994), possiamo spiegare i comportamenti di rabbia e frustrazione poiché si aspettano che gli 
individui riescano a sapere cosa essi stiano pensando e provando in quelle precise situazioni. 
Descrivendo il normale sviluppo della capacità di mentalizzazione nel piccolo dai due ai cinque 
anni (Fonagy, Target, 1996; Target, Fonagy, 1996), si suppone che avvenga una transizione da 
una modalità scissa dell’esperienza alla mentalizzazione vera e propria. Inizialmente, si 
presuppone che la mente del bambino piccolo equipari il mondo interno a quello esterno, in 
questa fase non c’è spazio per punti di vista alternativi e questa modalità di esperienza viene 
definita “equivalenza psichica”. In questa modalità di fare esperienza del mondo esterno il 
bambino può sperimentare un senso di disagio intenso, in quanto l’esperienza di una fantasia 
come potenzialmente reale può essere avvertita come terribilmente spaventosa. Altre volte i 
bambini sembrano essere capaci di utilizzare il concetto di stati mentali, ma solo in determinate 
condizioni, quando ad esempio possono separarlo dalla realtà fisica, come nel gioco. In questo 
stato mentale, definito modalità del “far finta”, pensieri e sentimenti possono essere immaginati 
ed espressi a voce, ma essi non corrispondono a nulla di reale e non sono collegati alla realtà 
esterna. Oltre alla modalità dell’equivalenza psichica e alla modalità del far finta, esiste 
un’ulteriore modalità del funzionamento mentale che, in realtà, è una delle prime forme mentali 
che si presenta, la “modalità teleologica”. In questa fase i bambini sono capaci di attribuire 
l’intenzione solo a partire da ciò che appare fisicamente, tuttavia questa modalità non svanisce 
del tutto con il normale sviluppo mentale, bensì interessa tutti gli esseri umani quando cessano 
di mentalizzare e richiedono una rassicurazione al fine di ristabilire la regolazione emotiva. 
Secondo le linee di uno sviluppo normale, il bambino a circa quattro anni di età riesce ad 
integrare queste modalità per giungere finalmente alla mentalizzazione e, attraverso 
quest’ultima, gli stati mentali possono essere vissuti come rappresentazioni. La realtà interna e 
quella esterna adesso possono essere viste come collegate, pur differenziandosi tra loro, e l’una 
non deve essere equivalente o dissociata dall’altra (Gopnik, 1993). Seppure tramite lo sviluppo 
del funzionamento mentale si giunga ad una buona capacità di mentalizzazione, le forme pre-
mentalistiche della soggettività possono ancora riemergere e dominare la cognizione sociale, 
anche dopo anni dall’acquisizione di una piena e soddisfacente mentalizzazione.

Estratto dalla tesi:

Mentalizzare in due: Interventi MBT per le coppie

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Informazioni tesi

  Autore: Dario Membrini
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia clinica, dinamica e di comunità
  Relatore: Giovanna Esposito
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

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Parole chiave

psicologia
mentalizzazione
relazione di coppia
interventi basati sulla mentalizzazione
interventi mbt
genitorialità e mentalizzazione

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