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Fortune my Foe, tradurre la poesia e la canzone

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Stripparo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Don Domenico Calarco Reggio di Calabria
  Facoltà: Mediazione Linguistica e Culturale
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Stefania Castelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

L’umanità ha goduto e gode tutt’oggi di uno dei più inestimabili tesori che il genio appunto di quest’ultima abbia mai prodotto: la musica. La musica parla, dice più delle parole. Eppure l’uomo ha accompagnato e accompagna questa espressione dell’anima, di ordine nello spazio e nel tempo, con la propria forma massima e unica nel suo genere: le parole. Musica e parole rendono, insieme, ciò che né soltanto una melodia, né soltanto un atto di comunicazione verbale sarebbero capaci di produrre singolarmente. Perché la musica eleva lo spirito, le parole rappresentano un fine ultimo, costruiscono un percorso ai fini della comprensione di quanto viene messo in musica. Genera idee per i posteri, per gli altri o anche per il proprio domani. Questo percorso lo immagino a gradini, e ciascuno di questi è la parola più estrema al verso, che in relazione alle altre a seguire diventano rime. Ardua decisione è stabilire se è la musica ad accompagnare il testo o viceversa, ciò dipende dalle modalità di lavoro e dagli sviluppi di chi si occupa di tale attività. Ma certo è che le parole, il parlare umano, il linguaggio, riescono ad adattarsi alla musica e anche le parole possono “suonare” bene. Questo tutto il mondo lo sa, tutto il mondo condivide un grandissimo tesoro, un elemento le cui forme sono presenti nella memoria collettiva dell’umanità. Non riesco a immaginare un individuo che non ascolti musica, che non ritrovi se stesso e le proprie esperienze di vita in una composizione di musica e testo. In una canzone. Grazie alla tecnologia, le canzoni viaggiano oggi con immediatezza e arrivano a chiunque voglia accedervi, a cavallo della frenesia e della fugacità che caratterizzano il XXI secolo. Secoli addietro, vista la mancanza di mezzi efficienti e tecnologicamente avanzati per la diffusione di contenuti audio-testuali, mi chiedo: poteva esistere un brano capace di diventare ciò che oggi definiremmo un “tormentone” sia entro che oltre i confini della propria terra di origine, e la cui tematica riscontra analogie con altre composizioni? Questo è il caso di Fortune my Foe (o più semplicemente Fortune), un tema musicale popolare della tradizione inglese. Di origine e autore ignoti, appare come manoscritto per la prima volta nel Fitzwilliam Virginal Book. Questa raccolta rappresenta il collegamento tra la musica rinascimentale e la musica barocca e al suo interno vi sono contenuti numerosi brani di svariati autori, tra cui Jan Pieterzoon Sweelinck, John Bull, Orlando Gibbons e William Byrd, autore del manoscritto di Fortune nella raccolta. La fortuna di questo tune fu talmente grandiosa ed estesa che composizioni poetiche dal XVI secolo, vi venivano adattate, spesso sotto forma di sonetto, per essere eseguite col canto su questa melodia, e non solo in Inghilterra: dalla Engelsche Fortuyn olandese, all’italiana Fortuna Crudele di Agostino Steffani, non solo la musica, ma il tema della Fortuna ha viaggiato per il continente, lasciando il segno in ciò che è stata l’attività letteraria e musicale dell’era tardo rinascimentale e barocca. Il testo che prenderò in analisi è il più noto, il più utilizzato anche oggi per l’esecuzione col canto, soprattutto sulla trascrizione per liuto di John Dowland, di cui stampa è datata intorno al 1689 e conservata presso la British Library di Londra, dal titolo A sweet Sonnet wherein the Lover exclaimeth against Fortune for the Losse of his Ladyes Favour, almost past Hope to get again, and in the End he receives a Comfortable Answer and attains his Desire, as may here appear. To the Tune of Fortune my Foe. Di questo Super-Tune spiegherò la storia, gli sviluppi e della sua diffusione in Inghilterra e in Europa. Di questo Sweet Sonnet mi accingerò, in corso d’opera, a fornire una parafrasi, a individuare analogie e differenze con altre opere musicali e poetiche del Vecchio Continente e, in ultimo, fornire un “esperimento traduttivo” in lingua italiana, spiegandone le tecniche e le problematiche che ne conseguono.

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  Lingua: Italiano
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2 INT R ODUZ IONE L ’um a ni t à ha godut o e gode t ut t ’oggi di uno de i pi ù i ne st i m a bi l i t e sori c he i l ge ni o a ppunt o di que st ’ul t i m a a bbi a m a i prodot t o: l a m usi c a . L a m usi c a pa rl a , di c e pi ù de l l e pa rol e . E ppure l ’uom o ha a c c om pa gna t o e a c c om pa gna que st a e spre ssi one de l l ’a ni m a , di ordi ne ne l l o spa z i o e ne l t e m po, c on l a propri a form a m a ssi m a e uni c a ne l suo ge ne re : l e pa rol e . Musi c a e pa rol e re ndono, i nsi e m e , c i ò c he né sol t a nt o una m e l odi a , né sol t a nt o un a t t o di c om uni c a z i one ve rba l e sa re bbe ro c a pa c i di produrre si ngol a rm e nt e . Pe rc hé l a m usi c a e l e va l o spi ri t o, l e pa rol e ra ppre se nt a no un fi ne ul t i m o, c ost rui sc ono un pe rc orso a i fi ni de l l a c om pre nsi one di qua nt o vi e ne m e sso i n m usi c a . Ge ne ra i de e pe r i post e ri , pe r gl i a l t ri o a nc he pe r i l propri o dom a ni . Que st o pe rc orso l o i m m a gi no a gra di ni , e c i a sc uno di que st i è l a pa rol a pi ù e st re m a a l ve rso, c he i n re l a z i one a l l e a l t re a se gui re di ve nt a no ri m e .

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