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La rappresentazione dell'invisibile

Informazioni tesi

  Autore: Piero Vitti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Scuola di nuove tecnologie dell'arte
  Corso: Dams - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Valerio Ambiveri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

Il termine invisibile ha molteplici accezioni: da quello immateriale, spirituale, a ciò che pertiene al sentimento e alle emozioni, sino a quanto i sensi non possono cogliere. Il tentativo di far intuire la presenza di un invisibile, di rappresentare l’irrapresentabile ha caratterizzato l’intera storia dell’arte, in modo particolare quella moderna.
L’opera d’arte non è conforme a ciò che rappresenta, quello che si vede è qualcos’altro. L’arte è in questa alterità, qualcosa che è visibile ma è invisibile.
Per indagare sul tema ho seguito quattro direzioni: religione, scienza, tempo e spazio.
La religione. L’origine della conoscenza è nel mito della caverna di Platone, l’origine del disegno è nel mito pliniano di Boutade. Da qui parte l’evoluzione della pittura che arriva alla mimèsi, quella capacità tecnica di far apparire il dipinto esattamente simile al suo soggetto. L’estetica occidentale aderisce al concetto di mimèsi fino a quando il pensiero teologico pone quesiti relativi alla rappresentazione dell’invisibile. Torah, Antico Testamento, Corano, vietano la rappresentazione dell’aspetto fisico di Dio. Nel cristianesimo si aprono dispute teologiche tra iconoclasti e iconofili. La soluzione arriva nel 787 col Secondo Concilio di Nicea in Turchia, che dichiara: «chi venera l’immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto». L’arte occidentale, grazie a Nicea, può riprendere il suo progredire.
Il tempo. Copernico, Galileo, Newton segnano il passaggio tra l’epoca antica e quella moderna. Qui c’è il punto nodale: le due rivoluzioni industriali (1760 al 1890), che determinano cambiamenti sostanziali e nel 1827, la scoperta della fotografia grazie a Nicéphore Niépce. La realtà è adesso riprodotta con una visione talmente fedele e immediata che nessun artista può raggiungere.
A tutto questo si aggiunge a fine ’800, la psicanalisi con le teorie di Freud e Jung. Introducono il concetto di inconscio, una parte e nascosta della psiche di ogni essere umano. Decifrano il sogno. Una rivoluzione del mondo.
Da qui, l’intento dell’artista diventa sconfiggere l’esteriore per l’interiore, evocare l’invisibile, ciò che non appare raffigurato nell’opera, ma che comunque appare al pensiero, stimolando l’immaginazione.
Le avanguardie storiche nascono da queste istanze. Espressionismo, Neoclassicismo, l’Astrattismo Cubismo, il Futurismo, il Cubofuturismo. Dal dopoguerra ripartono nuove ideologie. L’ Arte contemporanea definisce altre correnti artistiche: Pop Art, Performane Art, Arte concettuale. Nell’Arte concettuale l’immagine è qualcosa che esiste sotto una forma immaginaria, immaginifica che crea o che suscita immagini, ma c’è. L’invisibile diventa una presenza.
Il cinema, il cinema d’avanguardia, il cinema sperimentale, la televisione, luoghi strabordanti di creatività e di sperimentazione, costituiscono il brodo di coltura della videoarte, un ambito che comprende un insieme di ricerche che introduce alla multimedialità, nella quale l’invisibile trova le sue modalità di rappresentazione con i lavori di Fluxus e Nam Jun Paik e l’utilizzo delle nuove tecnologie.
La Scienza. Se l’arte è tesa a ricercare l’invisibile e farlo apparire nell’opera, la scienza si muove verso la scoperta di una possibile
visione dell’ignoto. L’evoluzione della ricerca scientifica stimola gli artisti che lavorando con gli scienziati, cercano di dare una forma visibile ai nuovi concetti scientifici. Ho indicato alcuni dei più interessanti artisti che lavorano su queste tematiche.
Lo Spazio. La luce è un’insieme di particelle che si muovono nello spazio, un’onda elettromagnetica percepibile dall’occhio e trasformata dal cervello in sensazioni visive. Le onde elettromagnetiche hanno diverse tipologie: la luce visibile, la radiazione infrarossa, le onde radio, i raggi X, le onde gravitazionali. Noi viviamo immersi nella infosfera, lo spazio dove esseri umani, agenti artificiali e oggetti, comunicano tutti tra di loro. Se potessimo vedere la fitta rete di onde in cui ci muoviamo, ci renderemmo conto di quanto la tecnologia invisibile sia onnipresente. Anche in questo ambito ho proposto una selezione dei più interessanti artisti.
Completa la mia ricerca un progetto per la realizzazione di un Parco sonoro. L’idea è di rendere udibili i suoni della natura, le pietre il sole il vento, mediante l’istallazione di sculture e oggetti sonori. Integrano il lavoro, il progetto di un’istallazione prevista per uno spazio coperto, un piccolo omaggio alla sinestesia (Elettra 1) realizzato in linguaggio di programmazione OpenProcessing e due video (Onde ed Eletta2) sul tema dell’invisibilità.

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  Anno: 2018-19
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  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

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9 8 INTRODUZIONE «C’era questo cieco, un vecchio amico di mia moglie, che doveva arrivare per pas- sare la notte da noi. Inizia così Cattedrale un racconto di Raymond Carver. Dopo la cena, la televisione trasmette un servizio sulle cattedrali. Robert, il cieco, chiede allo scrittore di de- scrivergli una cattedrale perché non ha un’idea precisa: lo scrittore si sforza, ma a un certo punto le parole non sono sufficienti. Così, preso un foglio di carta disegnano insieme una cattedrale. «E adesso chiudi gli occhi», ha aggiunto, rivolto a me. «L’ho fatto». Li ho chiusi proprio come m’ha detto lui. Poi ha aggiunto: «Adesso non fermarti. Continua a disegnare». E così abbiamo continuato. Le sue dita guidavano le mie mentre la mano passava su tutta la carta. Era una sensazione che non avevo mai provato prima in vita mia. Poi lui ha detto: «Mi sa che ci siamo. Mi sa che ce l’hai fatta», «Da’ un po’ un’occhiata. Che te ne pare?». Ma io ho continuato a tenere gli occhi chiusi. V olevo tenerli chiusi ancora un po’. Mi pareva una cosa che dovevo fare. «Allora?» ha chiesto. «La stai guardando?» Tenevo gli occhi ancora chiusi. Ero a casa mia. Lo sapevo. Ma avevo come la sensazione di non stare dentro a niente. «È proprio fantastica», ho detto. La parola si era disabituata a scorgere e non disegnava più mondi, per farlo lo scrit- tore ha dovuto chiudere gli occhi 1 . È uno dei racconti più intensi di Carver, un racconto che ho ritrovato nella realtà nei quadri di Eşref Armağan, pittore turco, cieco dalla nascita. Armağan inizia inciden- do con un chiodo un cartone, oggi dipinge con colori ad olio e le dita. Non vede, non ha mai potuto vedere ciò che dipinge. Questo ci introduce nel tema della rappresentazione dell’invisibile nell’arte. Il termine invisibile ha molteplici accezioni: da quello immateriale, spirituale, a ciò che pertiene al sentimento e alle emozioni, sino a quanto i sensi non possono coglie- re. Il concetto di visibile apre questioni come il concreto, il finito, il tutto; il concet- to di invisibile, presuppone l’astratto, l’infinito, il nulla. Il non ancora conosciuto. 1 Emanuela Mancino, A perdita d’occhio. Mursia 2014 Moschea, Eşref Armağan

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Parole chiave

psicologia
mimesi
videoarte
sinestesia
cinema sperimentale
nam june paik
avanguardie storiche
invisibile
alva noto
kazimir severinovič malevič

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