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Le Politiche del lavoro e il Jobs Act

Informazioni tesi

  Autore: Daniela Perini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Luca Rossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

Lo scopo della tesi non è stato solo quello di cercare di analizzare gli effetti del Jobs Act, ma anche di contestualizzalo, correlarlo alle precedenti riforme, conoscerne l’impianto normativo, nel tentativo di comprenderne la logica e trarne delle conclusioni.
Il Jobs Act è una riforma del diritto del lavoro ad ampio raggio, introdotta dalla legge 183/2014, che delegava il governo in toto sulle politiche del lavoro, vale a dire in materia di servizi per l’impiego e politiche attive, politiche passive, cioè ammortizzatori sociali, disciplina dei rapporti di lavoro, servizi ispettivi e conciliazione dei tempi.

Gli obiettivi perseguiti dal legislatore sono stati:
* creare un sistema coordinato di politiche attive e passive secondo il modello della flexsecurity, cioè della garanzia di maggiore sicurezza non sul posto di lavoro, ma nel mercato del lavoro : questo è un elemento di novità rispetto le precedenti riforme.
* dare maggiore fluidità al mercato, ricomponendo il quadro delle tutele sul lavoro che appariva sbilanciato a favore dei lavoratori assunti con contratti a tempo indeterminato, rispetto i lavoratori atipici
* favorire la ripresa economica.
Il mercato del lavoro al tempo del Jobs Act, quindi, va osservato considerando tutti gli elementi che sicuramente ne determinano l’andamento: tra questi, soprattutto la decontribuzione triennale introdotta con la legge di Stabilità 2015 e riproposta con diversi parametri negli anni seguenti prevista per le aziende che hanno assunto a tempo indeterminato e per quelle che hanno trasformato tempi determinati o contratti temporanei in tempi indeterminati.
Il Jobs Act è stato l’esito di un processo impegnativo e ha introdotto novità rilevanti in un contesto socio-economico non semplice, che presenta problemi strutturali annosi, ispirandosi a un modello, quello della flexsecurity, a cui il nostro Paese fa fatica ad aderire, non perché coniugare flessibilità per le imprese e sicurezza per i lavoratori sia negativo ma perché il caso italiano è connotato dall’equivalenza tra flessibilità e precarietà.
La riforma Fornero e il Jobs act nascono con l’obiettivo di combattere questo fenomeno;
- il sistema delle imprese ha dimostrato di recepire questo approccio solo se associato a robuste forme di incentivazione, l’approccio che appare corretto, ma la cui piena funzionalità è collegata al processo di riordino e potenziamento dei servizi per l’impiego e delle attività di politica attiva del lavoro
L’anello debole del sistema che il Jobs Act sono proprio i servizi pubblici per l’impiego anche perché gli investimenti sui servizi pubblici per l’impiego insufficienti, pari allo 0,046% del PIL, circa un decimo dei paesi più virtuosi.
Il Jobs act ha previsto uno specifico piano di rafforzamento, che a tutt’oggi è ancora in attesa di implementazione. E’ partita con molto ritardo rispetto al previsto, inoltre, l’attività dell’ANPAL, l’Agenzia nazionale per le politiche attive che ha il compito di organizzare il sistema.
Siamo con tutta evidenza in una fase di transizione né breve, né semplice, che presenta varie incognite, legate alle decisioni che il nuovo esecutivo politico nazionale ha assunto o vorrà assumere, a correzione o riorientamento della riforma del Jobs Act.
Nell’insieme però i provvedimenti del “Piano per il lavoro”, ci propongono un nuovo modello di politiche del lavoro, più simile ai Paesi dell’UE con cui ci confrontiamo, attuando una riforma definita da Tiziano Treu “inevitabile più che giusta”.

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  Autore: Daniela Perini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
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  Lingua: Italiano
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1 INTRODUZIONE Josef Stiglitz, premio Nobel per l’Economia nel 2001, ha scritto: "Lo sviluppo consiste nel trasformare la vita delle persone, non solo nel trasformare le economie" 1 . Il lavoro è uno dei fattori determinanti tanto nella vita delle persone quanto nelle economie dei Paesi. E’ il mezzo attraverso cui l’individuo trova sostentamento, il tramite attraverso il quale egli può realizzarsi e nel contempo contribuire al miglioramento della società in cui vive e, da un punto di vista strettamente economico, è un indicatore fondamentale per comprendere se una Nazione prospera oppure no. Il fatto di coinvolgere direttamente le persone, che prestano la propria opera in cambio di una retribuzione, rende il mercato del lavoro diverso dagli altri mercati. Dunque, tra i problemi principali che qualunque governo deve affrontare e di cui qualunque società si deve fare carico vi sono quelli di come creare posti di lavoro e di come gestire la disoccupazione. 2 La domanda di lavoro si determina sul mercato dei beni 3 e , pertanto, qualsiasi riforma o comunque intervento normativo sul mercato del lavoro potrà migliorarne il funzionamento ma non potrà isolatamente creare maggiore occupazione se non si guarda all’economia dei Paesi e a come determinarne la crescita. E’ necessario parallelamente far aumentare la domanda aggregata 4 , attuare politiche attive 5 , affiancandovi misure che ostacolino le fuoriuscite dal mercato del lavoro, attuare prestazioni a sostegno del reddito per coloro che ne sono vittima 6 . Le statistiche fanno rilevare che vi è un ritardo temporale tra crescita economica e aumento dell’occupazione e ciò spiega perché le istituzioni adottino strumenti normativi per 1 STIGLITZ J., Making globalitazion work, WW.Norton & company, NY, 2006, p. 50 2 Intesa qui nel senso più ampio del termine: mancanza involontaria di un lavoro retribuito 3 Cfr. Keynes “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta” 4 Cfr. la definizione di domanda aggregata nel dizionario di Economia e finanza Treccani: in macroeconomia spese effettuate per l’acquisto di beni nazionali nel corso di un anno: consumi (C) più investimenti privati (I) più consumi e investimenti pubblici (G) più esportazioni nette, cioè esportazioni (X) meno importazioni (Z). 5 Tutte quelle iniziative, misure, programmi, incentivi che favoriscono l’inserimento nel mercato del lavoro o la ricollocazione di coloro che lo hanno perso. 6 OCSE ed Eurostat definiscono le Politiche passive come prestazioni monetarie, non discrezionali, a favore di lavoratori che hanno perduto l’occupazione o sospesi temporaneamente dal lavoro, anche parzialmente, e che subiscono dunque una riduzione o la sospensione della retribuzione in vigenza del rapporto di lavoro. Si tratta di prestazioni a sostegno e tutela del reddito che “ammortizzano” gli effetti sociali della disoccupazione e che per questo si definiscono ammortizzatori sociali.

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Parole chiave

lavoro
disoccupazione
occupazione
ammortizzatori sociali
politiche attive
centri per l'impiego
flexsecurity
jobs act

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