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Nuove modalità di lavoro: dal telelavoro al lavoro agile

Informazioni tesi

  Autore: Emanuele Bertocchi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze dei servizi giuridici
  Relatore: Elena Signorini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

Sempre più aziende per fronteggiare l'attuale scenario competitivo sono alla ricerca di nuove forme organizzative del lavoro che consentano di incrementare la loro produttività. Al tempo stesso per alcune categorie di lavoratori, grazie anche all'evoluzione tecnologica, è possibile svolgere la propria prestazione lavorativa in modo altrettanto efficiente fuori dai confini aziendali potendo nel contempo beneficiare di un migliore bilanciamento degli equilibri tra vita privata e vita lavorativa.

Con lo scopo di assecondare questa duplice finalità è nato il lavoro agile che, a distanza di anni rispetto all'introduzione del telelavoro nell'ordinamento, ha trovato la sua regolamentazione prima attraverso la contrattazione collettiva e successivamente attraverso la legge 22 maggio 2017, n. 81. Per comprendere appieno le potenzialità ed i limiti del lavoro agile, anche di carattere normativo, si è ritenuto opportuno prima di procedere con la sua diretta trattazione riservare la prima parte dell'elaborato al telelavoro, non solo perché “parente più prossimo” del lavoro agile, ma anche perché ha costituito un punto di svolta nella gestione del rapporto di lavoro a distanza e nella sua regolamentazione. Con l'approvazione della legge 81/2017, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 13 giugno, il legislatore ha fornito un quadro normativo “snello” sul lavoro agile costituito da soli sei articoli.

L'analisi del provvedimento non è avvenuta solo in “chiave” testuale ma ha considerato anche i necessari e molteplici richiami alla normativa vigente, non sempre presenti nel provvedimento, tenendo anche conto degli atti di prassi intervenuti successivamente all'approvazione della legge con lo scopo di consentirne una concreta applicazione. Particolare attenzione è stata dedicata alle tutele riservate dalla normativa al lavoratore agile con l'analisi di problematiche relative alla parità di trattamento, al potere di controllo a distanza e alla tutela della salute e della sicurezza che ha conosciuto il riconoscimento di un importante diritto di nuova concezione come quello alla disconnessione. Proprio l'aspetto relativo alla salute e sicurezza nel lavoro agile ha richiesto i maggiori approfondimenti, non solo per la delicatezza e l'importanza della tematica, ma quanto per il fatto di essere stato considerato da più parti, spesso in modo improprio, l'elemento di semplificazione rispetto al quadro normativo del telelavoro.

Oltre all'aspetto normativo si è ritenuto opportuno, per cogliere gli aspetti legati alla concreta applicazione del lavoro agile nelle realtà aziendali, esaminare e confrontare, su taluni parametri, cinque accordi aziendali sul lavoro agile che hanno interessato realtà di settori produttivi diversi che sono intervenuti prima dell'approvazione della legge 81/2017. In conclusione si può affermare che le forme di lavoro svolte a distanza con il supporto delle moderne tecnologie, al di la della loro regolamentazione, stanno acquisendo un ruolo sempre più centrale nel lavoro che cambia. Da un lato riscontrano la necessità delle aziende di ricercare soluzioni organizzative che portino ad un incremento della produttività del lavoro, dall'altro consentono di valorizzare la persona attraverso una migliore conciliazione tra tempi di vita e lavoro. In tale direzione la nuova attenzione dedicata al lavoro a distanza rappresenta un elemento positivo pur nella consapevolezza che sarà compito del legislatore, anche comunitario, nonché delle parti sociali, individuare un quadro regolatorio che, nell'esprimere le dovute garanzie in favore dei lavoratori, consenta appieno la realizzazione e lo sviluppo di nuove modalità di esercizio della prestazione lavorativa, fermo restando il principio che “non tutto ciò che è tecnicamente realizzabile può essere per ciò stesso anche giuridicamente possibile”.

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  Autore: Emanuele Bertocchi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Bergamo
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3 INTRODUZIONE Da tempo anche in Italia si ravvisava la necessità di una concreta regolamentazione da parte del legislatore di quelle nuove configurazioni flessibili del lavoro che vengono sempre piø richieste dalle dinamiche dell’attuale contesto economico 1 . Sempre piø aziende, per meglio fronteggiare l’attuale scenario competitivo, implementano nuove forme organizzative del lavoro maggiormente efficienti nel recepire i cambiamenti in atto. Allo stesso tempo, grazie anche all’evoluzione tecnologica, è possibile per talune categorie di lavoratori svolgere la propria prestazione lavorativa in modo altrettanto efficiente beneficiando dell’opportunità di poter ottenere un miglior bilanciamento degli equilibri tra vita privata e vita lavorativa. La legge del 22 maggio 2017, n. 81, intitolata “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” al Capo secondo, recante “Lavoro agile”, si pone l’obiettivo di coprire questo vuoto normativo fornendo un quadro definitorio e regolatorio del lavoro agile. L’importanza del provvedimento, che ha preso forma dopo oltre un anno dalla presentazione del disegno di legge governativo n. 2233 dell’8 febbraio 2016, è significativa se si pensa che ancor oggi vi è una certa confusione su cosa s’intenda realmente per lavoro agile. Spesso ci si limita 1 Le aziende sono da tempo alla ricerca di modelli organizzativi che gli consentano di incrementare la produttività del lavoro anche grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie. Sempre grazie alle nuove tecnologie un numero via via crescente di lavoratori può beneficiare di maggiore flessibilità nello svolgimento della prestazione lavorativa conseguendo così un miglior equilibrio tra vita privata e vita lavorativa. Già prima dell’approvazione della legge 81/2017 aziende e lavoratori, anche nell’ambito della contrattazione aziendale, si sono accordati per svolgere la prestazione di lavoro a distanza con l’ausilio dei moderni dispositivi tecnologici. L’assenza di un quadro normativo ben delineato si ritiene che possa comunque aver costituito un limite nella diffusione di queste prestazioni lavorative in quanto può aver scoraggiato le aziende ad avventurarsi nella loro complessa regolamentazione.

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telelavoro
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