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"L'umorismo" di Pirandello tra saggio e romanzo

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13 l‟umorismo non può essere visto in quanto “simpatica indulgenza” (PC p. 137). Nel 1908, Pirandello pone la propria teoria in opposizione “a coloro che vedono soltanto un umorismo bonario”(PC ivi), ovviamente si riferisce a Nencioni, considerando che menziona due volte, la frase: “Simpatica indulgenza” (PC ivi). Nel testo del 1908, Pirandello discute riguardo l‟esistenza o meno dell‟umorismo nell‟antichità, (capitolo secondo “Questioni preliminari”, prima parte). Alla pagina ventidue del testo, ritroviamo il punto di vista a questo proposito di Nencioni, che negava l‟esistenza dell‟umorismo nel mondo antico. Pirandello analizza l‟argomento con l‟ausilio di diversi letterati e con diverse citazioni, e soprattutto esempi che mettono comunque in risalto l‟esistenza già nell‟antichità dell‟umorismo. Concedeva però il Nencioni che «anche sotto il cielo azzurro e nella vita facile delle razze latine l‟umorismo ha fiorito e due o tre volte in modo unico, meraviglioso». E parlava in fatti del Rabelais e del Cervantes, e anche dell‟umorismo «realista e vivente» di Carlo Porta e di quello «delizioso e desolato» di Carlo Bini, e diceva il don Abbondio del Manzoni una creazione umoristica di prim‟ordine. (PC p. 138) Nencioni mette in luce i diversi umoristi italiani, ovvero alcune opere dove vede dell‟umorismo in “senso stretto” (UM ivi), quali Sant’Ambrogio di Giusti, Il buco nel muro e L’asino di Guerrazzi, alcune pagine di Farina, Capuana e Carducci, o ancora Il copernico di Leopardi. Ciò è condiviso da Pirandello. Nella seconda parte del libro, l‟autore fa riferimento a Nencioni e alla sue definizioni, proprio per mettere in luce la sua concezione dell‟umorismo. Nencioni fa riferimento, rispetto alla sua concezione, alla contraddizione tra il cuore e la mente, primordiali forze creative secondo l‟estetica romantica e desactisiana. Anche Pirandello parla di contrasto tra questi due elementi, che provocano lo sdoppiamento dal quale risulterà il sentimento del contrario. Nel quinto capitolo Pirandello sottolinea quanto possa essere superficiale vedere nell‟umorismo un “Particolare contrasto tra l‟ideale e il reale” (UM p. 200). Sottolinea l‟erronea definizione del Nencioni, l‟uso della “simpatica indulgenza” (PC p. 137) rispetto ad un corretto “sentimento del contrario” (PC p. 141), e ancora non “benevolo scetticismo” (PC p. 142) e tolleranza che è frutto di dolorose esperienze, “amara esperienza della vita” (PC ivi). In conclusione, si riscontra una forte opposizione tra le teorie di Nencioni e Pirandello, ma i punti comuni esistono e derivano da un unica matrice, la preminenza sentimentale nella creazione, l‟incompatibilità con l‟imitazione e la retorica, quindi l‟ estetica di De Sanctis.
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"L'umorismo" di Pirandello tra saggio e romanzo

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Informazioni tesi

  Autore: Elena Mineo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Educatore Interculturale
  Relatore: Salvatore Zarcone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

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