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“La va…ca d’Bursalen”: Le operaie della fabbrica Borsalino di Alessandria tra visione maschilista ed emancipazione.

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Gli affari cominciarono da subito a funzionare bene: aprì una fabbrica per 
cappelli a cilindro e cappelli di  tipo “duro” a Genova, che gestì dal 1874 al 
1883, e un’altra a Verona nel 1880 per la lavorazione di un cappello più 
comune destinato all’esportazione. Questa esperienza segnala l’ingresso 
stabile della Borsalino nei mercati mondiali: già all’inizio degli anni Settanta 
dell’Ottocento, infatti, la ditta collocava annualmente all’estero circa 5.000 
cappelli, che alla fine del decennio toccarono le 10.000 unità e nel 1888 i 
50.000 pezzi esportati, un terzo circa della produzione totale (Barberis, 
2007). Queste due fabbriche, poi, in seguito all’esplorazione del mercato, 
vennero spostate in Alessandria e divennero il cuore pulsante di tutta 
l’attività; fu lì che, formandosi una buona maestranza che andava 
gradatamente aumentando e scegliendo con cura i propri capi tecnici, la 
Borsalino gettò le basi della sua futura fortuna. Le deposizioni di Giuseppe 
Borsalino per l’inchiesta industriale del 1870-74  forniscono uno spaccato 
conoscitivo dello stabilimento alessandrino: dei centoottanta operai quaranta 
erano donne e venti fanciulli e lavoravano 10-11 ore al giorno, spesso anche 
durante le festività, sia per cappelleria di lusso che comune. La materia prima 
si importava da Francia e Inghilterra: pelo di coniglio selvatico, castoro, nutria 
e lepre, con lavorazione eseguita soprattutto a mano ma anche a macchina 
per gli articoli ordinari. Veniva dichiarato che le esportazioni avvenivano in 
Egitto, Grecia e Stati Uniti, mentre per il mercato interno la ditta subiva la 
concorrenza inglese e francese. Per fare un confronto, nello stesso periodo il 
cappellificio Camagna occupava 40 operai, produceva cappelli comuni ed 
esportava pochissimo in America. Giuseppe Borsalino si inserì nel coro 
protezionistico promotore di un’inchiesta che sarebbe poi sfociata nel varo 
delle tariffe doganali. La crescita di produzione del cappellificio, che si stava 
avvicinando ai 100.000 cappelli all’anno, non presentava particolari ostacoli 
da rimuovere per via amministrativa; la ditta approfittava della crescita della 
domanda interna riducendo allo stesso tempo la quota detenuta dai 
produttori stranieri, molto poco danneggiata dai dazi ad valorem sull’entrata. 
Le prime conquiste nel ramo dell’esportazione avrebbero però capovolto la 
tendenza della Borsalino dal protezionismo ad un più convinto liberismo in 
materia di traffici. Borsalino fu comunque il primo ad esportare in Germania,

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Informazioni tesi

  Autore: Gloria Gallinotti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Corso: Comunicazione Internazionale per il Turismo
  Relatore: Laura Bonato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 187

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