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''Positif'' 1976

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Anteprima della tesi: ''Positif'' 1976, Pagina 5
interrogato  a  proposito  (ma  non  solo)  di  Cadaveri  Eccellenti (film  che  il  compaesano 
Francesco Rosi ha tratto dal suo libro Il contesto) [R.A. 309].
E non basta, perché i riferimenti letterari (o, in senso lato, extra-cinematografici) abbondano 
anche nel momento in cui si entra nel merito della questione, nelle recensioni vere e proprie. 
Basti  dare un’occhiata  a quella  che Paul-Louis  Thirard fa di  Una vita  difficile  e  Telefoni  
bianchi di Dino Risi [R.A. 704]: metà articolo è dedicato a un brano del libro La vita agra di 
Luciano Bianciardi, il cui protagonista, comunista ma a disagio con i comunisti imborghesiti 
della metropoli, ricorda il rapporto di Risi con la critica cinematografica italiana dell'epoca 
(cioè, dei primi anni '60, gli anni che hanno visto l'uscita di Una vita difficile, appunto). Allo 
stesso modo  si  cerca  di  analizzare  Oshima  per  mezzo  di  Bataille,  Kubrick  per  mezzo  di 
Thackeray, Olmi per mezzo di Kafka. Il cinema, in definitiva, è considerato non come una 
camera stagna, ma al contrario come un mezzo di espressione legato a doppio filo con la 
letteratura  e  la  politica.  In  questo i  positifiani  si  scoprono molto  vicini  all’italiano  Guido 
Aristarco, critico cinematografico marxista per antonomasia e direttore di “Cinema Nuovo”, 
secondo il quale il cinema, per raccontare il mondo, può e deve far tesoro delle esperienze che 
già furono della grande letteratura. È solo in base a un pregiudizio, insomma, che separiamo il 
cinema dagli altri ambiti espressivi”.
Conseguenza logica di questo stretto legame tra i due ambiti  espressivi è l’attribuzione di 
un’importanza particolare al  soggetto.  Se affermare che “il soggetto conta” non sembra,  a 
prima vista, essere un'affermazione particolarmente rivoluzionaria, bisogna considerare invece 
che uno dei principi della politica degli autori era appunto questo: il regista (quello geniale, 
almeno) può riuscire a fare un’ottimo film anche con un soggetto non interessante, e viceversa 
un soggetto molto interessante non basta a fare un buon film se il regista è mediocre. Se, dal 
punto  di  vista  positifiano,  la  seconda è  un’affermazione  incontestabile,  la  prima  è  invece 
contestabilissima. Non è accettabile il concetto secondo il quale non è tanto importante quello 
che un’opera dice ma piuttosto come lo dice.
Duri nei confronti di Marguerite Duras per il fatto che il soggetto del suo Son nom de Venise 
fosse sostanzialmente identico a quello del precedente India Song; nient’affatto  sorpresi  a 
vedere un Fellini imbarazzato che inarca le sopracciglia alla domanda “per lei il soggetto fa la 
differenza?”;  spietati  nei  confronti  de  Il  Messia di  Rossellini  (“la  storia  più  monotona 
raccontata più spesso”: quale critico dei “Cahiers”  si abbandonerebbe alla “bassezza” di tali 
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Informazioni tesi

  Autore: Raffaele Pavoni
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Cristina Jandelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 582

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Parole chiave

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