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Il processo penale alle persone giuridiche nel d. lgs. 8 giugno 2001, n. 231

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Da sempre, la corruzione nei traffici commerciali 4 , il cui fenomeno ha assunto dimensioni ancora maggiori in considerazione della globalizzazione dei mercati, ha rappresentato un problema difficilmente risolvibile. La minaccia da ciò derivante, che grava sul corretto svolgimento della libera concorrenza e dei mercati internazionali, è resa ancora più grave dalla eterogeneità delle politiche antirepressive adottate dai singoli Stati, del tutto insufficienti a fronteggiare una situazione diventata una vera e propria piaga, passando dall’essere un problema del singolo Stato a uno riguardante l’intera comunità. Per comune volontà si è, quindi, giunti da parte delle più grandi organizzazioni internazionali - tra cui l’Unione Europea - alla stesura di progetti unitari che prevedano l’adozione, da parte degli Stati aderenti, di strumenti normativi e repressivi omogenei. A livello internazionale, è stata elaborata dall’OCSE la Convenzione 5 per la repressione della corruzione nell’ambito delle transazioni economiche internazionali, che prescrive di «adottare le misure necessarie per stabilire la responsabilità delle persone giuridiche per la corruzione di un pubblico ufficiale straniero» per ottenere indebiti vantaggi in operazioni economiche internazionali (artt. 1 e 2 della Convenzione), e prevede, eventualmente, l’applicazione di sanzioni non penali, «efficaci, proporzionate e dissuasive», tra cui anche quelle pecuniarie, «se 4 Come riporta ZANALDA, La responsabilità “parapenale” delle società. La l. 29 settembre 2000, n. 300 e il principio societas delinquere non potest, in Il fisco, 2001, n. 46, 6346 ss., il problema in questione venne affrontato per la prima volta con riferimento al caso Lokeed che, nel 1977, coinvolse gli Stati Uniti e i funzionari di Paesi europei -tra cui l’ Italia- in un traffico di tangenti. In seguito allo scandalo, alle società americane fu fatto divieto di finanziare con i propri fondi le tangenti a funzionari di paesi esteri, venendosi così a trovare in una situazione concorrenziale sfavorevole rispetto a quelle imprese di altri Stati in cui le tangenti non erano penalmente perseguite. La pressione, successivamente esercitata dagli Stati Uniti sugli altri Paesi, era volta a limitare i fenomeni di corruzione sui mercati internazionali e ad adottare opportuni provvedimenti anche in quegli Stati dove, addirittura, era prevista «la deducibilità fiscale delle tangenti versate a funzionari stranieri per avere un vantaggio economico». 5 La Convenzione si presenta caratterizzata dall’intento comune degli Stati aderenti, non solo di prevenire e reprimere il pagamento di tangenti da parte delle loro imprese verso funzionari di paesi terzi, ma anche di combattere la c.d. corruzione passiva, cioè le manifestazioni di tolleranza da parte dei Paesi nei confronti dei propri funzionari corrotti. Ulteriore scopo della Convenzione è di tutelare la concorrenza internazionale, evitando che questa possa essere falsata dal ricorso a strumenti inammissibili, come le tangenti. La Convenzione OCSE, che apre la porta a successive iniziative da parte dell’ONU, è un primo esempio di uniformazione della disciplina penale operata nel commercio internazionale. Atipica è la struttura data al modello: le norme, tra cui compaiono anche norme non penali, in generale non sono self-executing e, inoltre, molte di queste indicano solo i contenuti fondamentali a cui le nazioni dovranno poi attenersi. Tale impostazione è stata appropriatamente scelta in considerazione delle diverse strutture dei sistemi penali e dei differenti principi a cui le persone giuridiche sono assoggettate nei vari ordinamenti giuridici.
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Il processo penale alle persone giuridiche nel d. lgs. 8 giugno 2001, n. 231

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Informazioni tesi

  Autore: Ilenia Porro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Massimo Ceresa-gastaldo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 218

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