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La politica estera del Portogallo e l'Europa

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7 anche l'Angola, suscitando dure proteste da parte degli imprenditori portoghesi che chiedevano invece una maggiore autonomia nello sviluppo economico dei territori d’oltremare. I repubblicani, inoltre, divisero la popolazione autoctona delle colonie in assimilados e non. La qualifica di assimilado era riservata a chi fosse in grado di parlare il portoghese e avesse adottato la religione cattolica. Ciò implicava la concessione degli stessi diritti dei colonizzatori ma anche dei loro doveri come, ad esempio, un maggiore carico fiscale; quest’ultimo fu il motivo per cui molti potenziali assimilados non inoltrarono la richiesta per il riconoscimento di tale condizione. Da questa normativa vennero esclusi i possedimenti di Macao e di Capo Verde e le enclave indiane, ritenute 'in possesso di un accettabile grado di civiltà' (ibid.:94). In questo contesto sociale e politico, era evidente che i repubblicani non riuscivano ad imprimere una svolta nella società portoghese; essa continuava ad essere arretrata e conservatrice. La borghesia era favorevole a un altro intervento militare: coinvolto in scandali finanziari abilmente sfruttati dagli oppositori, il governo aveva perso molta della sua credibilità. L’azione violenta, sia della sinistra che della destra, contribuì a mantenere il Portogallo in una situazione di perenne agitazione, ma questo era solo uno dei motivi per cui il regime radical-repubblicano cedette. Infatti, per porre fine alla situazione politica caotica e al fenomeno dei governi di brevissima durata, nel maggio 1926 il generale Gomes da Costa attuò un colpo di Stato ma, essendo egli un repubblicano, il suo atto non destò molte preoccupazioni tra gli elementi della sinistra.

Anteprima della Tesi di Fulvio Papouchado

Anteprima della tesi: La politica estera del Portogallo e l'Europa, Pagina 6

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Fulvio Papouchado Contatta »

Composta da 55 pagine.

 

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