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Influenze della modernità nel cinema di Woody Allen: l'eredità di Ingmar Bergman

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6 pressioni dell’industria cinematografica rendono il suo lavoro precario e s’impegna moralmente a considerare ogni suo nuovo film come se fosse l’ultimo. Le prime due norme ci interessano in modo particolare, 15 poiché la loro latente contradditorietà riflette un conflitto del cineasta che influenza la realizzazione di ogni suo film: da una parte provvedere 15 Riportiamo testo originale e traduzione dei primi due comandamenti perché di grande interesse per il nostro discorso: «VAR ALLTID UNDERHÅLLANDE. Detta innebär att den publik som besöker min förevisning och därmed betalar mitt uppehälle, har rättighet att fordra en upplevelse, en gripenhet, en glädje, en vitalitet. Jag är skyldig att åstadkomma den upplevelsen. Det är mitt enda existensberättigande. Med detta menas inte att jag har rätt att prostituera mig, åtminstone inte hur som helst, eftersom jag då genast kommer i strid med mitt andra bud som lyder: DU SKALL FÖLJA DITT KONSTNÄRLIGA SAMVETE. Detta är ett mycket knepigt budord eftersom det självfallet förbjuder mig att stjäla, ljuga, hora, mörda och förfalska. Det vill säga, jag tillåts förfalska om det är konstnärligt försvarligt, jag får också ljuga om det är en attraktiv lögn, jag bör mörda mina närmaste eller mig själv eller vem som helst, om det hjälper min film, jag får också lov att prostituera mig om det gynnar saken och jag måste ju stjäla om jag inte har något eget att komma med. Detta är i korta drag att lyda sitt konstnärliga samvete i alla dimensioner och den balansakten är så svindlande att man när som helst kan falla ned och bryta nacken av sig och då säger alla förståndiga och moraliska människor: – Titta, där ligger den tjuven, den mördaren, den horbocken, den lögnaren. Det var bäst som skedde. Ingen tänker på att alla medel är tillåtna utom dem som för till fiasko, och att de farliga vägarna till slut är de enda framkomliga, och att tvånget och svindelkänslorna är två nödvändiga ingredienser i vår eggelse. Ingen tänker på att skapandets glädje som är en vacker sak alltid är bemängd med skapandets fasa som är nödvändig. Man kan läsa hur många besvärjelser som helst, förstora sin ödmjukhet och förminska sitt högmod bäst man gitter, faktum kvarstår likafullt: Att följa sitt konstnärliga samvete är en perversitet inbränd i köttet under åratal av förödmjukelse och lysande ögonblick, av självklar askes och motvillig utlevelse. Slutsumman av allt detta blir densamma hur man än räknar. Först vid jagets absoluta smältpunkt uppstår den legering mellan tro och underkastelse som kallas konstnärlig självklarhet. Jag vill ingalunda påstå att jag befinner mig vid den punkten men det är mitt enda mål och jag försöker att hålla kompassriktningen så gott jag förmår». («SII SEMPRE DIVERTENTE. Questo significa che il pubblico che si reca alla mia rappresentazione, contribuendo con ciò alla mia sussistenza, ha il diritto di pretendere di vivere esperienze, commozione, gioia, vitalità. Io ho il dovere di produrre tale esperienza. Solo così mi sono meritato il diritto all’esistenza. Questo non vuol dire che io sia autorizzato a prostituirmi, o perlomeno non in qualunque maniera, perché mi troverei immediatamente a combattere con il mio secondo comandamento che recita: ASCOLTERAI SEMPRE LA TUA COSCIENZA ARTISTICA. È un comandamento piuttosto intricato visto che evidentemente mi vieta di rubare, mentire, fare le corna, uccidere e falsificare. Intendo dire, mi è permesso falsificare per motivi artisticamente legittimi, posso anche mentire se la bugia è gradevole, devo uccidere i miei prossimi o me stesso o chiunque sia, se questo va a vantaggio del mio film, mi è anche concesso prostituirmi se ciò favorisce la causa e dovrò pure rubare se non ho niente di mio da tirar fuori. Questo è in poche parole il senso dell’ascoltare la propria coscienza artistica in tutte le sue dimensioni, e implica un equilibrismo tanto vertiginoso che uno potrebbe cadere giù e rompersi il collo in qualsiasi momento e sentire tutta la gente saggia e moralista dire: – Guardate un po’, eccolo lì il ladro, l’assassino, l’adultero, il bugiardo. E’ stato meglio così. Nessuno prende in considerazione il fatto che tutti i mezzi siano buoni, tranne quelli che portano al fiasco, e che le strade pericolose sono infine le uniche percorribili, e che l’obbligo e le vertigini sono due ingredienti necessari al nostro incitamento. Nessuno prende in considerazione il fatto che la gioia di creare, che è una bella cosa, sia sempre mischiata all’imprescindibile terrore di creare. Si possono recitare scongiuri innumerevoli, accrescere la propria umiltà e attenuare la propria superbia per quanto si riesca, il fatto rimane: Ascoltare la propria coscienza artistica è una perversione marchiata nella carne dopo anni di umiliazione e momenti felici, di ascetismo naturale e sfogo forzato. La somma finale è sempre uguale, non importa come si procede ai calcoli. Solo all’assoluto punto di fusione dell’io si crea quella lega tra fede e sottomissione chiamata istintività artistica. Non intendo affatto
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Influenze della modernità nel cinema di Woody Allen: l'eredità di Ingmar Bergman

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Informazioni tesi

  Autore: Daniel Bellomo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Elena Dagrada
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 177

FAQ

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cinema
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