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Il ruolo della televisione nella produzione e diffusione di musica in Italia

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2 facendo altro. In una parola, la differenza che ha mirabilmente sintetizzato Marshall McLuhan (1967) tra “medium caldo” (a basso coinvolgimento, la radio) e “medium freddo” (ad alto coinvolgimento, la televisione). La seconda ragione è la maggiore facilità con cui una radio può andare in onda. Non sono necessari telecamere, truccatori, luci particolari, abiti adatti, pubblico, soubrette in vestiti più o meno succinti; se da una parte la radio deve fatalmente pagare alla televisione il dazio salato della mancanza di immagine, dall’altra recupera in immediatezza sia dentro la sua stessa programmazione , per esempio il passaggio dall’intrattenimento all’informazione e viceversa, spesso all’interno dello stesso programma, sia nei confronti di altri media: basta un lancio di agenzia ed ecco che lo speaker è pronto a dare la notizia, in notevole anticipo rispetto agli anchor-men televisivi con buona pace di Emilio Fede e dei suoi record. Un esempio tragicamente lampante di tutto questo si è avuto l’11 settembre 2001, il giorno della gravissima catastrofe negli Stati Uniti quando alcune radio, in particolare il network RTL 102.5, hanno potuto anticipare sia le televisioni sia i portali internet, e le hanno poi battute sul piano dell’approfondimento restando in diretta per più di 72 ore, alternando notizie e commenti, laddove la televisione, vincolata all’Auditel e agli spazi pubblicitari già venduti agli inserzionisti, ha dovuto dare spazio alla programmazione “quasi-normale”, dopo i telegiornali fiume e le inevitabili trasmissioni speciali dedicate all’argomento. Si diceva, dunque, che le radio sono riuscite a sopravvivere all’ondata di TV tematiche musicali, agli anni Ottanta dominati dal culto dell’immagine, agli anni Novanta in cui la musica è entrata spesso in polemica con la televisione, sebbene utilizzando il mezzo televisivo stesso, cercando di scardinarne il sistema dall’interno. Ed allo stesso modo stanno brillantemente sopravvivendo anche al nuovo millennio, in certi casi rinnovandosi ed in altri restando fedeli a se stesse. Nel primo caso molte emittenti radiofoniche hanno imparato a sfruttare il mondo di internet: è infatti possibile ascoltarle in real audio via web e, spesso, è anche possibile vedere quello che succede nel chiuso dello studio grazie ad una web-cam, infrangendo così uno dei più consolidati tabù radiofonici, quello delle voci senza volto. Altre radio sono addirittura andate a combattere in “territorio nemico”: Radio Italia (3 milioni e 800 mila ascoltatori), Radio Deejay (6 milioni) e RTL 102.5 (4 milioni e 700 mila) 2 , le
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Il ruolo della televisione nella produzione e diffusione di musica in Italia

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Informazioni tesi

  Autore: Mattia Bragadini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Pina Lalli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 195

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